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Elezioni Regionale... scende in campo il Card. Sottile


35411. ROMA-ADISTA. “Non c’entra nulla la politica, è stata una visita personale”: così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi subito dopo l’incontro con il card. Camillo Ruini, l’ex presidente della Cei che vanta ancora un grande ascendente sul mondo politico. Berlusconi - che è stato ricevuto lo scorso 20 gennaio al Seminario romano minore, dove risiede il “cardinal sottile” - era accompagnato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, “gentiluomo di Sua Santità” e grande tessitore dei rapporti fra centrodestra e gerarchia cattolica.

L’incontro è stato definito “privato”, ma il fatto che sia avvenuto poche ore prima dell’ufficio di presidenza del Pdl dedicato al nodo Udc (dopo le voci che si erano susseguite sulla possibile rottura dell’accordo fra il partito di Casini e la candidata del centrodestra nel Lazio Renata Polverini) genera più di un sospetto. Soprattutto considerando che la partita del Lazio riveste per il cardinale un’importanza strategica fondamentale, a maggior ragione dopo la discesa in campo di Emma Bonino per la coalizione di centrosinistra.

In gioco non ci sono soltanto i tanto sbandierati “valori cattolici” messi a repentaglio dalla possibile vittoria della “paladina degli abortisti italiani”, come la stampa di destra ama definire la Bonino. La presidenza della Regione gestisce infatti ingenti risorse sulle quali è massima l’attenzione del mondo cattolico, il cui “indotto economico” ha numerosi interessi nel campo sanitario e scolastico che potrebbero risultare lesi.

La questione della “roba”, del resto, non era affatto estranea ai poderosi attacchi che la stampa del gruppo Angelucci – holding della sanità privata con strutture accreditate presso il Ssn per migliaia di posti letto ed editore di Libero e del Riformista – ha rivolto alla giunta Marrazzo dopo il piano di rientro della spesa sanitaria che è costato circa 30 milioni di euro alla Tonivest, azienda attiva soprattutto nel settore sanitario, con rilevanti interessi nella Regione Lazio e facente capo anch’essa alla famiglia Angelucci. Lo stesso copione - una campagna d’attacco violentissima, questa volta a carattere “preventivo” - si è ripetuto con la Bonino, “l’abortista fai da te che vuole fare il presidente”, alla cui “vera storia” il quotidiano Libero diretto da Maurizio Belpietro ha dedicato intere paginate, con tanto di foto mentre l’allora giovane militante radicale “pratica un aborto clandestino”.

Dopo l’incontro fra Berlusconi e Ruini, i dissidi fra Pdl e Udc nel Lazio sono rientrati, tanto che lo scorso 24 gennaio Pier Ferdinado Casini ha voluto incontrare pubblicante Renata Polverini per “porre fine alle polemiche di questi giorni” e certificare ufficialmente il leale appoggio del suo partito alla candidata del centrodestra.

La linea pro-Polverini – e, soprattutto, anti-Bonino – ha trovato una sponda importante anche nel quotidiano della Cei Avvenire, che lo scorso 20 gennaio ha pubblicato un editoriale a firma di Domenico Delle Foglie dai toni durissimi nei confronti della candidata radicale, la cui scelta viene definita “uno schiaffo alla comunità cristiana”. “Purtroppo”, ha scritto l’editorialista di Avvenire, “tutti i giri di parole e i mi­nuetti della politica, in questo caso, sono az­zerati dalla nuda realtà: l’alfiere dell’aborto e dell’eutanasia oltre che della liberalizzazione delle droghe e della fecondazione artificiale, u­na testimone di militante inimicizia nei con­fronti della visione cristiana dell’uomo e del mondo, dovrebbe rappresentare gli interessi di tutti i cittadini laziali, credenti compresi. Chi può credere, in buona fede, a una simile bufa­la che contraddice ormai quarant’anni di 'bat­taglie' contro la cultura della vita e a favore del disordine sessuale in ogni sua manifestazio­ne? Per non parlare del pregiudizio antireli­gioso e anticattolico, sbandierato senza remo­ra alcuna, in tutte le sedi istituzionali”. “È vero”, ha aggiunto Delle Foglie, “che vari esponenti del cattolicesimo de­mocratico, disciplinatamente schierati nel Pd, hanno già digerito la candidatura e ritengono che altrettanto farà l’elettorato. Ma forse co­storo hanno sottovalutato la forza dello schiaffo dato alle comunità cristiane e ai singoli cre­denti, non hanno calcolato le potenziali con­seguenze della loro arrendevolezza sul piano legislativo regionale e infine si sono illusi di po­ter dettare agenda e comportamenti a Emma Bonino. Non riconoscendone il profilo indi­scutibile di fiera e cocciuta lobbista del laici­smo. Davvero un brutto pasticcio politico. An­zi, bruttissimo”.

 

Farinella contro Ruini

Dopo l’incontro fra il card. Ruini e Silvio Berlusconi, don Paolo Farinella ha scritto una “lettera aperta” all’ex presidente della Cei: “Ricevendo Berlusconi”, ha scritto il prete genovese, “e per giunta come ospite in intimità conviviale a casa sua, senza dire una parola su ciò che è avvenuto in questo anno (per non parlare degli ultimi 15 anni), lei ha avallato lo scardinamento costituzionale, istituzionale e lo sfacelo etico di cui l’ospite è stato e continua ad essere protagonista responsabile. Quel giorno per buon peso, Berlusconi era reduce fresco fresco da un attacco micidiale alla Magistratura con parole omicide: ‘Il tribunale è un plotone di esecuzione’. Lei ha così avallato e approvato il suo comportamento immorale e indecoroso, benedicendo l’inverecondia e assolvendo l’insolvibile, diventandone complice ‘in solido’, perché come insegna il diritto, che la saggezza popolare traduce pittorescamente, ‘è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco’”.

Ma don Farinella non tralascia nemmeno la questione relativa alla corsa per la presidenza della RegioneLazio: “La paura fa novanta, signor cardinale, e lei da ‘vero animale politico’ ha fiutato che la ‘Emmaccia’ potrebbe farcela agevolmente e se arriva, potrebbe mettere ordine nella sanità e nella scuola laziale, due feudi della malavita ‘cattolica’ laziale. Horribili dictu! Pur di contrastare, con ogni mezzo la sua candidatura, lecita e rispettabile in una democrazia compiuta, lei preferisce la deriva morale, lo sconquasso della Costituzione, la distruzione della Democrazia, l’annientamento dello Stato, alleandosi con un potente degenere che ha portato la corruzione e il malaffare al rango della politica e della presidenza del consiglio”. “Lei”, aggiunge ancora don Farinella sempre rivolgendosi a Ruini, “non ha autorità per intervenire in questioni che il Codice vieta ai preti come le alleanze partitiche, le elezioni, le candidature perché è una manomissione della democrazia del Paese Italia, vincolante anche in forza di un concordato che pone paletti alle interferenze e offre garanzie e lauti sussidi. Su queste materie poi lei né la Cei, né tantomeno il Vaticano, Stato estero, potete parlare in nome del mondo cattolico. Lei sa bene che sono questi comportamenti che allontano ancora di più i non credenti, mentre i credenti si avvicinano a passo svelto all’uscio d’uscita della Chiesa”. (e. c.)

Pubblicato il 1/2/2010 alle 15.54 nella rubrica Diario.

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