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Usura a Latina, problema di valori. Sfumati.

L’usura e la criminalità che (anche) di usura si alimenta sono problemi di valori. Valori come soldi e valori come priorità morali. Questa potrebbe essere la sintesi del dibattito “Criminalità economica: conoscere per prevenire” organizzato dal Gruppo AGESCI Latina 1 lo scorso 16 febbraio a Latina, che ha visto la partecipazione di istituzioni, associazioni di categoria e di volontariato che a vario titolo sono coinvolte dal fenomeno. «Non conosco nel dettaglio la realtà di Latina –ha dichiarato Tano Grasso, presidente onorario della Federazione Italiana Antiracket- ma posso dirvi una cosa: qui come altrove c’è un problema di investimenti delle organizzazioni criminali, più difficile da riconoscere perché crea ricchezza, crea benefici per tutti. L’omertà in molti casi non è una scelta obbligata, ma una convenienza». Come quella di quel commerciante di Palermo che non voleva denunciare un cliente per l’enorme perdita di denaro che ciò avrebbe comportato, «così io non lavoro più, questo non mi fa lavorare più e dirà agli altri di non farmi lavorare più». Una convenienza tanto più scontata quanto più l’economia declina e la società premia i valori monetari rispetto a quelli morali. Una convenienza destinata ad essere sempre più scontata come un cane che si morde la coda: se gli investimenti illeciti prevalgono come fanno a competere le aziende sane? Non possono. L’eccellenza economica non è compatibile con la mafia. Non è un caso che per valori si intendano tanto quelli economici quanto quelli morali, i due piani non sono scissi, ma vincolati in modo diretto e reciproco. Ecco allora che il tessuto economico si corrompe e la mafia entra nel sistema produttivo legittimo, la infesta da parassita invisibile che corrode e non si vede. La mafia che si inabissa, come progettato da Provenzano. Qui sta la differenza tra strozzino e mafioso. Lo strozzino pensa a spremere l’usurato, il mafioso se ne infischia e ha tutto l’interesse a perderlo, per impossessarsi della sua attività, per entrare nell’economia legale. Lo strozzino pigia l’usurato come si fa con l’uva, per estrarne tutto il succo. Il mafioso ci sale sopra, per scalare, vittima dopo vittima, dal buio alla luce, dall’economia nera a quella candida.

Il confine tra legale e illegale è sfumato, i criminali diventano rispettabili cittadini e viceversa. Nel pontino per esempio –denuncia Libera- oltre alle infiltrazioni camorristiche, inizia a svilupparsi una mafia autoctona di imprenditori locali, col consenso della politica e della gente. Le banche –denunciano Artigiancoop e Confesercenti- rendono problematico l’accesso al credito, praticano tassi spesso vicini a quelli usurai. Usura ed estorsione –denuncia il Prefetto- non emergono, dalle denunce si direbbe che a Latina il problema non esiste. E c’è pure il problema di evitare che i contributi antiusura finiscano anch’essi in mano alle mafie: usura ed estorsione rimangono nell’ombra e nell’ombra rischiano di finire i soldi per combatterli. Nell’ombra, dove buio e luce si mischiano e si oscilla dall’uno all’altra senza che faccia differenza dove si sta. I cattivi diventano buoni e i buoni cattivi, come quell’uomo di cui racconta il Comandante dei Carabinieri Rotondi, cui l’usuraio propose la cancellazione di metà debito in cambio di mezz’ora con la figlia. L’uomo gli diede appuntamento in una cava e l’ammazzò. Da vittima a carnefice. E non è complice del criminale il politico che non sollecita controlli sulla fioritura miracolosa di banche, finanziarie e centri commerciali in una terra economicamente agonizzante come quella pontina? L’usuraio –racconta l’avv. Caporilli dell’Associazione CO.DI.CI.- è visto come un amico, è un cittadino rispettabile con un’attività propria. Il confine è sfumato. I valori sono sfumati: evaporati quelli liquidi sono evaporati quelli morali.

L’usura, a Latina come altrove, è un problema di valori. Cioè di soldi, perché se l’economia è depressa, se non ce la faccio ad arrivare alla fine del mese, ogni versamento è benvenuto, non importa l’origine, pecunia non olet. L’usura, a Latina come altrove, è un problema di valori. Cioè di priorità morali: perché se scelgo di ricavare profitti da scorciatoie fraudolente anziché dalla qualità dei prodotti, se scelgo di indebitarmi per rincorrere ciecamente l’ultimo cellulare, la macchina potente, la vacanza esotica, se non investo in qualcosa che duri, avrò sempre una prospettiva di sviluppo bloccata, avrò sempre il fiato corto. Strozzato

(Gabriella Valentini - Liberainformazione)

Pubblicato il 31/3/2008 alle 23.41 nella rubrica Giustizia e Pace.

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