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Un intervento significativo

Non riesco ad immaginare l’orribile violenza con la quale quel giovane rumeno si è scagliato contro una donna, l’ha sbattuta nel fango, l’ha derubata di tutto, della sua dignità e della sua vita. Faccio fatica a ripetere a me stesso una frase di Tonino Bello, vescovo, una frase che è il senso profondo della mia fede: “I poveri, i poveri veri, hanno sempre ragione, anche quando hanno torto”. È difficile da comprendere… ma voglio oggi, lottando insieme contro la pena di morte, cercare di interpretarla. La povertà estrema è un’offesa alla dignità dell’uomo, che perdendo la sua coscienza umana, si abbrutisce. La ragione dei poveri sta nella nostra possibilità di comprendere le ingiustizie che provocano la violenza, comprendere e non giustificare.
Si è brutali, violenti, perché si vive in una società che testimonia violenza, brutalità, abbandono.
Lottare contro la criminalità, garantire la sicurezza dei cittadini, vuol dire battersi per il diritto di tutti ad una vita piena e abbondante. Dove vivono i nostri concittadini stranieri? Quale fangosa e putrida periferia lasciamo loro? Da dove scappano? La violenza negli stadi perpetrata da adolescenti e giovani ha una
ragione? Leggo su un autobus che corre veloce sulle vie di Roma: allenarsi è un male necessario, necessario per far del male agli avversari: NIKE FOOTBALL.
C’è da stupirsi? Probabilmente NIKE si sarà accaparrata le divise degli ospiti del braccio della morte nelle carceri del Texas… Nel contesto della società umana, di fronte alle ingiustizie, di fronte alle violenze, non si può parlare di responsabilità, bensì sempre di corresponsabilità.
La giovane donna, 16 anni, getta nel fosso il fragile corpicino del bimbo appena nato. Un omicidio tremendo. Dov’erano i genitori di quella ragazza? Dov’era il suo fidanzato? Dov’erano i suoi insegnanti? Dov’erano i commercianti dove andava a fare la spesa? O il barista al quale chiedeva un caffè? La prima domanda posta a Caino, dopo l’omicidio, fu: “Dov’è tuo fratello?” e la risposta, non giustificativa ma sempre drammaticamente attuale, purtroppo, fu: “sono forse io il custode di mio fratello?”
Ecco perché la pena di morte è un abominio sempre.
Esistono tante forme di condanna a morte… perpetrate nel silenzio quotidiano, condanne a morte di innocenti, condanne a morte di donne e bambini… milioni di esecuzioni quotidiane… e non sto esagerando. Nello Swaziland, in Angola, nello Zambia, nello Zimbabwe, nel Lesotho, la speranza di vita è meno di quaranta anni… la speranza di vita in buona salute non supera i venti… il tempo di attesa dopo un processo senza difesa, il tempo di percorre il miglio verde… una condanna a morte senza appelli… senza reati, se non quello di esser nati nel posto sbagliato, al momento sbagliato…
I poveri hanno sempre ragione, anche quando hanno torto.
Mi viene in mente una frase della Populorum Progressio, scritta da Paolo VI, di cui quest’anno ricorrono i 40 anni:
Quando tanti popoli hanno fame, quando tante famiglie soffrono la miseria, quando tanti uomini vivono immersi nell'ignoranza, quando restano da costruire tante scuole, tanti ospedali, tante abitazioni degne di questo nome, ogni sperpero pubblico o privato, ogni spesa fatta per ostentazione nazionale o personale, ogni estenuante corsa agli armamenti diviene uno scandalo intollerabile. Noi abbiamo il dovere di denunciarlo. Vogliano i responsabili ascoltarci prima che sia troppo tardi" (53 Populorum Progressio)
… ecco ancora perché la pena di morte è un abominio sempre.
Io so che un mondo differente è possibile… occorre una nuova politica… una Politica che dia risposte concrete prima di tutto ai poveri, agli emarginati, agli abbandonati, agli affamati, ai precari, ai malpagati, agli incapienti, agli stranieri… questa è la migliore politica della sicurezza che possiamo offrire agli Italiani… si è sicuri se si è ospitali, generosi, la migliore protezione è la condivisione, il migliore gesto di sopravvivenza Non possiamo permettere che i nostri responsabili politici siano come notai dello status quo, dell'esistente, occorre essere profeti di un futuro nuovo. Non sto parlando di essere più buoni… ma di essere fondamentalmente e radicalmente Giusti. Perché lottare contro la morte, lottare per il diritto alla vita di tutti oggi, è una lotta per la Giustizia a fondamento della Pace vera.

Gianmarco Proietti
Pres. Ass.Cult.MICROmacro

Pubblicato il 27/11/2007 alle 23.19 nella rubrica Giustizia e Pace.

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