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Se questa è una tregua



"La riunione di Roma si è conclusa, ma la strage continua: per ora il bilancio è negativo. Nessuna delle decisioni più urgenti è stata presa" - cosi la Tavola della Pace commenta le conclusioni del Vertice di Roma sulla guerra tra Israele e Libano. "Solo un po' di aiuti. E non si sa neppure quanti li potranno ricevere, né quando e per quanto tempo. Troppo poco per chi sta sotto le bombe, per chi è intrappolato nella morsa della guerra, per i feriti, per gli ammalati, per i bambini, per gli anziani, per le donne e gli uomini innocenti, i caschi blu che ancora perderanno la vita. Vedremo nei prossimi giorni se ci saranno veri passi in avanti. Per ora sono solo parole e vaghe promesse" - affermano i coordinatori della Tavola della Pace che chiedono al governo italiano "di continuare a lavorare con ancora maggiore energia e determinazione per dire tre si: Si all'immediato cessate il fuoco. Si ad una forza di pace dell'Unione Europea. Si al negoziato politico con tutti, inclusa la Siria e l'Iran".
In un successivo comunicato, sempre la Tavola della Pace chiede che l'Italia avvii subito le trattative per la liberazione dei soldati israeliani rapiti dagli Hezbollah. "L'invito del Presidente del Parlamento libanese non deve cadere nel vuoto" - dichiarano Flavio Lotti e Grazia Bellini, coordinatori nazionale della Tavola. Mentre a Roma si parlava di pace, il Presidente del Parlamento Libanese aveva infatti rivolto un accorato appello all'Italia perché svolga un ruolo di mediazione per la liberazione dei soldati israeliani rapiti dagli Hezbollah. “Se il vostro paese è disponibile, tutto si può risolvere in poche ore” - aveva dichiarato Nabih Berri, Presidente del Parlamento libanese. "Questo appello non deve cadere nel vuoto. L'Italia raccolga subito l'invito del Presidente del Parlamento Libanese a mediare lo scambio di prigionieri. Un successo potrebbe davvero segnare la fine di questa vergognosa guerra” - conclude il comunicato della Tavola della Pace.
L'associazione "Un ponte per..." ha manifestato ieri insieme agli "Statunitensi per la pace e la giustizia" di fronte alla ambasciata statunitense a Roma per protestare contro la opposizione Usa alla adozione di una richiesta di cessate il fuoco immediato e senza condizioni da parte della conferenza di Roma. "L'opposizione statunitense ha impedito che la conferenza di Roma approvasse l'unica cosa che conta in questo momento per quattro milioni di libanesi da 13 giorni sotto un attacco brutale: la richiesta di cessare il fuoco immediatamente" - riporta il comunicato diffuso da Un ponte per....
Intanto il missionario comboniano p. Alex Zanotelli ha scritto al premier israeliano e italiano per chiedere spiegazioni sull'uso di armi speciali durante la rappresaglia israeliana, che violano ogni legalità internazionale. Il missionario segnala "l'uso contro civili, da parte di Israele, nelle sue operazioni in Libano, di armi di nuova ed inusitata concezione, vietate dalla Convenzione di Ginevra" e riprende tra le altre la denuncia di Human Rights Watch dell'uso da parte di Israele in Libano di cluster bombs. E in una conferenza stampa tenuta ieri presso la Sala Stampa del Senato p. Zanotelli ha denunciato con diverso materiale fotografico l'uso di questi sistemi d'arma da parte di Israele.
Dall'Italia, ed in particolare da Camp Darby, partirebbero per Israele, secondo il New York Times del 22 luglio, armi sofisticate e bombe superpotenti - le stesse usate in Iraq e Afghanistan. Tra queste la Gbu-28: una maxi bomba a guida laser da 5.000 libbre (circa 2,3 tonnellate). "Questo anche in osservanza di un trattato militare con Tel Aviv siglato e deciso dal governo Berlusconi nel 2005" - nota Zanotelli. Diversi organi di informazione hanno dato spazio alla notizia dell'uso da parte di Israele di armi vietate dalla Convenzione di Ginevra (chimiche, cluster bombs, maxi bomba a guida laser).
Armi che potrebbero essere passate anche per l'Italia da Camp Darby e altre basi Usa. "La base logistica Usa in cui sono depositate le bombe per le forze aeree e terrestri che operano nell'area mediterranea, nordafricana e mediorientale, è Camp Darby" - scriveva nei giorno scorsci Manlio Dinucci su Il Manifesto. "Da questa base, situata tra il porto di Livorno e l'aeroporto di Pisa, è partita gran parte delle bombe usate nelle due guerre contro l'Iraq e in quella contro la Jugoslavia. Poiché l'amministrazione Bush ha deciso la scorsa settimana la «rapida spedizione» di questo carico di bombe, con navi o aerei cargo o ambedue, è del tutto logico che esse siano partite da Camp Darby".
E sempre Dinucci sottolineava in un successivo articolo che "l'Italia non è estranea a tutto questo. La maggior parte di queste armi è fornita a Israele dagli Stati Uniti e molte passano da Camp Darby e altre basi Usa nel nostro paese. Per di più la Legge 17 maggio 2005 n. 94, che istituzionalizza la cooperazione tra i ministeri della difesa e le forze armate di Italia e Israele, prevede la «cooperazione nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione» di tecnologie militari tramite «lo scambio di dati tecnici, informazioni e hardware» e incoraggia «le rispettive industrie nella ricerca di progetti e materiali» di interesse comune. Tutto sotto la cappa del segreto militare. Non è quindi escluso che qualche arma di «tipo unico», sperimentata dalle forze israeliane nel «poligono» libanese, incorpori già tecnologia italiana".
Amnesty International sollecita un embargo sulle armi dirette a Israele ed Hezbollah. Amnesty è fortemente preoccupata per il continuo trasferimento di armi dagli Usa, attraverso la Gran Bretagna, ad Israele. Fonti giornalistiche britanniche hanno riferito che la scorsa settimana due cargo Airbus A130 presi a noleggio, pieni di bombe a guida laser Gbu 28 contenenti testate all’uranio impoverito e destinate all’aviazione israeliana, sono atterrati all’aeroporto di Prestwick, Glasgow.
Non solo. "In Libano l’esercito israeliano sta violando le convenzioni di Ginevra e in particolare, la quarta quella che tutela la popolazione dalle violenze": la denuncia, chiara come finora poche lo sono state, arriva da Massimo Barra, presidente della Croce Rossa Italiana (Cri), secondo cui potrebbe esserci anche “la violazione della terza convenzione, quella sui prigionieri”, anche se “quella contro la popolazione è certamente una violazione clamorosa”. “Noi non possiamo rassegnarci e tornare indietro nel diritto umanitario – ha detto Barra, le cui parole sono state rilanciate dall’agenzia Ansa - e dobbiamo ribadire con forza questi principi contro chi ignora, consapevolmente o inconsapevolmente, le convenzioni o contro chi ritiene che, in caso di terrorismo, non vanno applicate le convenzioni". [fonte Unimondo] 

Pubblicato il 1/8/2006 alle 13.5 nella rubrica Giustizia e Pace.

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