.
Annunci online

 
lottaecontemplazione 
lottare per le cose che si amano, lottare per la pace e per la giustizia, lottare per chi resta indietro, allora lottare è amare - Emilio
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  B L O G
Entromirugge P8
Riccio e l'entropia
Miriam Pomodorina
CineMarina
Dreamer
Gianmarco
Gianluca (Foto)
Gek pensar
Kiki ilnomeadognicosa
BiologaTeatranteAmbientalista
lapegiuliaDolcementeIntimistico
Seraficoguardailmondo
Zadig un mito
Federico il grande
PiccolaPatria e CharlieBrown
Shamal-capirelavita
compagnoSergio
compagnoSergio
Giovanni DV
PassioneIrlandese
Ale Paris Filosofo
BarbaraEsiste...eResiste
Conleali87eilgiornocheverrà
Kamau per l'Africa
nomefaltanada è viva
Il giovane Garrett
Petizioni x riflettere
Buddhi e il discernimento
Rosaspina e l'infinito
D ivano espero
petali di Stefania
Viaggio in Ucraina
Gruppo Latina 1
Bluewitch......
SergiocoredeRM

O R G A N I Z Z A
Oss.Povertà LT
Tavola della Pace
Kyoto Club
Pax Christi

I N F O R M A Z I O N E
Adista
Megachip
Il Manifesto
Report
Aprile
Blog - Beppe Grillo
Corsera
Antibufala
Repubblica
Unimondo

A R T E e C I N E M A
Emanuela Pittrice
Alba Pittrice

G L O B
GBtA against poverty
Economia di Giustizia
Banca Popolare Etica
Trade Watch RR
Altreconomia
M U S I C A d'autore
Itreniavapore
IlpuntodivistadiDIO

INGEGNERIA
Anit
Sacert
  cerca


Lorenzo...mio nipote...befanino 2005 1 anno

“I cercatori di comunione
con Dio e con gli uomini
sono immessi subito in questa tensione:
lotta e contemplazione.
Due atteggiamenti che sembravano
un tempo opposti e rivali
E che oggi si rivelano al cuore
l’uno dell’altro.
Lotta,
in noi stessi,
per liberarci da tutte le prigioni interiori
e dal bisogno di imprigionare gli altri,
e lotta con l’uomo povero
perché la sua voce possa farsi sentire
e siano spezzate le oppressioni.
Contemplazione,
per lasciare che a poco a poco
si trasformi il nostro sguardo
fino a posare sugli uomini e sull’universo
lo sguardo del Cristo stesso”
(frère Roger)


               (frerè Roger)


ALL'AMORE...

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene. 
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.


Questo blog è contro la guerra
senza se e senza ma!
=============================

Amare, non significa convertire,
 ma per prima cosa ascoltare,
scoprire questo uomo,
questa donna,
 che appartengano a una civiltà
e ad una religione diversa.
L'amore consiste non nel sentire
che si ama, ma nel voler amare;
quando si vuol amare, si ama;
quando si vuol amare sopra ogni cosa,
si ama sopra ogni cosa"

(Charles de Foucauld)


 
"...state molto attenti
a far piangere una DONNA,
che poi  Dio conta le sue lacrime!
La donna è uscita dalla costola dell'uomo,
non dai piedi perché dovesse essere pestata,
né dalla testa per essere superiore,
ma dal fianco per essere  uguale.....
un po' più in basso del braccio per essere
 protetta  e dal lato del cuore
per essere AMATA Cosa succede in città...

Dopo le elezioni...
solo spartizioni...
nessuno parla...

Il PD...sta nascendo...
a Latina...nessun fermento!


"Per alcuni le parole sono strumenti
per rappresentare cose,
per comunicare pensieri e sensazioni.
Per altri sono strumenti autoreferenziali
che servono ad alimentare altre parole."
(detta da un politico di Latina)


Avvenimenti a Latina...

********************************
UN ACQUISTO NELLA BOTTEGA
E' UN CONTRIBUTO
ECONOMICO E CULTURALE
INSIEME!!
sostieni l'alternativa...
regala equo e solidale
*******************************
Ass.Cult.MICROmacro
 
BdM - Estacion Esperanza
Via Saffi, 44 - Latina



°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Invito alla lettura


Sto leggendo:

I pilastri della terra

Manituana
di Wu Ming

Gomorra

Consigli per la lettura:

Sobrietà di Francesco Gesualdi
(profetico)


Q

di Luther Blissett
(storicamente rilevante)

Ad occhi chiusi 
Ragionevoli dubbi
Testimone Inconsapevole
di Gianrico Carofiglio



Cinema

Ho visto di recente al Cinema:
Recensioni doc su www.schermaglie.it

L'amore ai tempi del colera

In questo mondo libero

Ratatouille

Leoni ed Agnelli

Invito all'informazione


Altreconomia

l'informazione per agire
www.altreconomia.it



Nigrizia
Il mensile dell'Africa e del mondo nero
Unimondo

Internet per i diritti umani e lo sviluppo sostenibile
Sito italiano di OneWorld.net



Se te vedesse Caravaggio te metterebbe ar posto de la
Madonna! (Freddo)....(da Romanzo Criminale)


 
Il sorriso di Vanessa...



Una donna indiana...


Kidman



Scarlett Johansson


Jasmine Trinca

Scautismo - Latina 1




Auguri per un nuovo anno dal
capo gruppo!!!

In macchina ascolto...

Radio 24

La zanzara
di Giuseppe Cruciani
A tempo di Sport
di Gigi Garanzini

Viva Radio 2

JeffersonMing


Attenzione

Questo BLOG non rappresenta una testata giornalistica
in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.

Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale
ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

 

Le immagini pubblicate sul blog sono scattate da Lotta e
Contemplazione o sono state trovate in rete attraverso
motori di ricerca.
Se dovessi pubblicare qualcosa protetto da copyright
non esitate a contattarmi e provvederò a rimuoverlo 
immediatamente. Nel caso invece in cui si voglia far uso
di materiale fotografico da me prodotto si è pregati
di contattarmi. Questo blog è antifascista e difende la
Costituzione Italiana e La Dichiarazione Universale
dei Diritti dell'Uomo.

>>>


 

Diario | Hanno detto... | Ambiente/Energia | Giustizia e Pace | Politica | Consumo Critico | Ingegneria/Architettura | CineVisioni | Latina che resiste | Racconti | Spazio all'arte | L'informazione | Post it | Sport...ivi |
 
L'informazione
1visite.

10 ottobre 2008

Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana

"Conosco bene il problema della corruzione... Io smisi di costruire a Milano, perché a Milano non si poteva costruire niente se non ti presentavi con l'assegno in bocca... Questo, per fortuna, avveniva molti anni fa" (Silvio Berlusconi - imprenditore ???)

7 ottobre 2008

Anna Stepanovna Politkovskaja

Cronista senza tregua
James Meek, “The Guardian”
Tratto da “Internazionale” nr. 566 – www.internazionale.it

Anna Politkovskaja proviene dall’alta società sovietica, quell'élite metropolitana che conosceva il mondo meglio delle fabbriche negli Urali e che garantiva ai suoi figli un buon posto nelle caotiche burocrazie di Mosca. Superati i quarant'anni e avuti due figli, Anna Politkovskaja si è trovata sola sulle colline cecene, in fuga nell'oscurità della notte. Scappava dai servizi di sicurezza russi, l’Fsb, che volevano arrestarla. Ma sugli altopiani di una regione senza legge e immersa nel sangue poteva cadere vittima di qualunque cosa: banditi ceceni, squadre della morte del governo di Mosca o di Grozny, una frattura al collo. Era l'Europa, ed era il 2002.
"Ho camminato tutta la notte", racconta. “Volevo continuare a vivere. E’ stato terribile. Ho raggiunto il villaggio ceceno di Stary Atagi all'alba. Ci sono rimasta un giorno e una notte, tenendo la testa bassa". Continua a parlare per un po', poi sembra riprendere il controllo di sé. Forse teme che raccontare a uno sconosciuto uno dei tanti episodi della sua vita in cui ha rischiato di andare in prigione o di fare una brutta fine sia irrilevante per la seria professione del giornalista. "Ma questi sono solo dettagli", taglia corto.
Nell'atmosfera tranquilla dell'appartamento di un editore londinese, sul volto della Politkovskaja - una delle più coraggiose tra i tanti coraggiosi giornalisti russi - si possono leggere le diverse stagioni della sua vita, e il suo impegno in ciascuna di esse: la studentessa degli anni settanta, la giovane cronista sovietica onesta e curiosa, la giornalista che ha abbracciato le libertà della perestrojka alla fine degli anni ottanta, la veterana dei recenti conflitti russi, pronta a tornare più volte in Cecenia, facendo infuriare la leadership del Cremlino che cerca di trasformare Vladimir Putin in un khan infallibile.

La sua serietà non traspare solo dall'espressione accigliata, dagli occhiali austeri e dai capelli bianchi. Sono la tensione, la rabbia e l'impazienza di tutto il corpo a rendere evidente che la coscienza delle continue ingiustizie compiute nel suo paese non k lascia mai. Non può metterla a tacere come riescono a fare molti giornalisti britannici, perfino quelli più impegnati e radicali.
E’ una sorpresa, quindi, sentirla prendere in giro il fotografo che vuole convincerla a posare. “I fotografi fanno sempre così", spiega nel suo inglese esitante. “Costringono le persone a fare cose che normalmente non fanno". Il fotografo è piuttosto infastidito, e mi rendo conto che Anna - 46 anni - è ancora giovane. Ed è ancora piena di speranza. La sua foto sulla quarta di copertina del nuovo libro, La Russia di Putin (che sarà pubblicato in Italia da Adelphi), è così consapevolmente tragica e l'argomento così cupo che le chiedo se secondo lei ci vorranno generazioni perché il suo paese diventi veramente libero. “Non vorrei mai dover dire che serviranno generazioni", risponde. "Nell'arco della mia esistenza voglio riuscire a vivere una vita da essere umano, in cui ogni individuo è rispettato".
Alla scoperta dei mondo
Anna Politkovskaja è nata a New York dove i suoi genitori ucraini erano diplomatici sovietici all'Onu - nel 1958, cinque anni dopo la morte di Stalin. Rispedita a casa per studiare, dopo la scuola è entrata nella facoltà di giornalismo dell'università statale di Mosca, una delle più prestigiose dell’Urss. Tra gli altri vantaggi, lo status diplomatico dei suoi genitori le dava la possibilità di consultare libri che all'epoca erano al bando, permettendole di scrivere una tesi di laurea su una poetessa quasi proibita, l'emigrata Marina Cvetaeva.
Dopo la laurea, Anna ha lavorato per il quotidiano Izvestija e poi è passata al giornale della linea aerea Aeroflot. “I giornalisti avevano biglietti gratis tutto l'anno: potevamo prendere qualsiasi aereo e andare dove volevamo. Ho girato in lungo e in largo il nostro enorme paese.
Venivo da una famiglia di diplomatici, ero una lettrice accanita, un po' secchiona. Non sapevo niente della vita"
Con l'arrivo della perestrojka, Anna Politkovskaja è passata alla stampa indipendente, che in quegli anni cominciava a emergere e ad affermarsi: prima la Obshaja Gazeta, poi la Novaja Gazeta. Nessuna delle cose terribili accadute dopo l'arrivo al potere di Mikhail Gorbaciov, nel 1985, l'ha convinta che sarebbe stato meglio salvare l'Unione Sovietica.
"Da un punto di vista economico la vita diventò molto difficile", racconta, "ma politicamente fu tutt'altro che uno shock. Era pura felicità, quella di poter leggere, pensare e scrivere tutto ciò che volevamo. Era una gioia. Bisogna essere disposti a sopportare molto, anche in termini di difficoltà economica, per amore della libertà". Ma appena i nuovi paesi dell'ex Unione Sovietica hanno cominciato a camminare sulle loro gambe, è scoppiata una serie di guerre intestine. La più feroce, che continua ancora oggi, è quella per riconquistare il controllo della piccola regione della Cecenia. E Anna Politkovskaj a è diventata una delle croniste più tenaci del conflitto.
Il prezzo dei conflitto
I russi parlano di due guerre cecene: la prima, dal 1994 al 1996 sotto la presidenza di Eltsin, è finita con un accordo di pace e il ritiro delle truppe di Mosca, grazie alla pressione dei mezzi d'informazione e dell'opinione pubblica. All'epoca della seconda invasione, nel 1999, Putin ha cercato di impedire che i giornalisti lo mettessero in imbarazzo raccontando i misfatti russi in Cecenia. Se, come ritiene Anna Politkovskaja, fermare la prima guerra cecena è stato il maggiore successo dei reporter russi negli anni relativamente liberi di Eltsin, la seconda guerra cecena è stata il loro più grande disastro.
Un tempo voce indipendente tra tante altre, la Novaja Gazeta è oggi uno dei pochi mezzi d'informazione russi che non si è lasciato intimidire e non segue la linea del Cremlino.
Ad Anna Politkovskaja la seconda guerra cecena è costata innanzitutto il suo matrimonio. Un giorno del 1999 dopo un reportage su un attacco russo a Grozny in cui erano stati colpiti un mercato e un reparto di maternità ed erano rimaste uccise decine di persone, tra cui donne e bambini - tornò a Mosca e il marito le disse: "Non ce la faccio più a sopportare tutto questo". Qualche mese fa ha rischiato la vita quando, in viaggio verso Beslan subito dopo il sequestro degli ostaggi nella scuola, qualcuno le ha versato del veleno in una tazza di tè. E in questi anni ha ricevuto molte minacce di morte da soldati russi, combattenti ceceni e altri gruppi armati che operano ai margini della guerra. I sequestri, le uccisioni extragiudiziarie, le sparizioni, le torture e gli stupri l'hanno convinta che sono proprio le scelte politiche di Putin ad alimentare il terrorismo che dovrebbero eliminare. “Ancora oggi, la tortura è praticata in qualunque centro dell’Fsb in Cecenia. Il cosiddetto “telefono”, per esempio, che consiste nel far passare la corrente elettrica attraverso il corpo di un detenuto. Ho visto centinaia di persone che hanno subito questa forma di tortura. Alcune sono state seviziate in modo così perverso che mi riesce difficile credere che i torturatori siano persone che hanno frequentato il mio stesso tipo di scuola e letto i miei stessi libri".

Anna non si pente delle volte in cui ha messo da parte il suo ruolo di giornalista per assumerne un altro – di negoziatrice durante l’assedio al teatro di Mosca e di potenziale negoziatrice a Beslan, prima di essere avvelenata. "Sì, sono andata al di là dei miei doveri di cronista", spiega. "Ma sarebbe del tutto sbagliato sostenere che da un punto di vista giornalistico è stata una brutta mossa. Rinunciando al mio ruolo ho imparato tante cose che non avrei mai capito continuando a essere una semplice cronista”. Ha parole dure per quello che considera il guanto di velluto dell'occidente nei confronti di Putin e della Russia. "Il più delle volte dimenticano la parola Cecenia. La ricordano solo quando c'è un attentato. E allora tutti si stupiscono. Ma di fatto nessuno parla di cosa succede realmente in Cecenia, e dell'aumento del terrorismo. La verità è che i metodi di Putin stanno generando un’ondata di terrorismo senza precedenti nella nostra storia". La "guerra al terrore" di Bush e Blair ha aiutato enormemente Putin, sostiene Anna Politkovskaja. Molti russi hanno provato un piacere perverso nel vedere le foto degli abusi americani nel carcere di Abu Ghraib.
"L’ho sentito ripetere molte volte. In Russia la gente ne parla con orgoglio: “Noi quelli lì li abbiamo trattati così prima degli americani, e avevamo ragione perché sono terroristi internazionali”.
Putin ha cercato di convincere la comunità internazionale che anche lui sta combattendo il terrorismo globale, che anche lui partecipa a questa guerra così di moda. E c'è riuscito: per un periodo è stato il migliore amico di Blair. E’ stato spaventoso quando, dopo Beslan, ha cominciato a sostenere che si poteva quasi vedere la mano di bin Laden. Che cosa c'entra in questa storia bin Laden? E’ stato il governo russo a creare e allevare quelle belve.
L'unico modo in cui l'occidente può recuperare la sua autorità morale, sostiene Anna, è quello di trattare Putin come tratta Aleksandr Lukashenko, il presidente della Bielorussia - non le sanzioni, ma una forma di isolamento più personalizzata. “Com'è possibile parlare del mostruoso numero di vittime e del terrorismo in Cecenia, e poi stendere un tappeto rosso davanti a Putin, abbracciarlo e dirgli: “Noi siamo con te, sei il migliore”? Questo non dovrebbe succedere. Capisco che il nostro paese è un grande mercato, che è molto allettante. Me ne rendo perfettamente conto. Ma noi non siamo persone di serie B, siamo gente come voi, e vogliamo vivere"

11 giugno 2008

Il giardino delle patate (intercettazioni)

Un vecchio arabo residente a Chicago da più o meno quarant'anni, vuole piantare delle patate nel suo giardino, ma arare la terra è diventato un lavoro troppo pesante per la sua veneranda età.
Il suo unico figlio Ahmed, sta studiando in Francia.
Il vecchio manda una e-mail a suo figlio spiegandogli il problema:

'Caro Ahmed sono molto triste perché non posso piantare patate nel mio giardino quest'anno, sono troppo vecchio per arare la terra. Se tu fossi qui tutti i miei problemi sarebbero risolti. So che tu dissoderesti la terra e scaveresti per me.
Ti voglio bene.
T
uo padre'

Il giorno dopo il vecchio riceve una e-mail di risposta da suo figlio:

'Caro papà, per tutto l'oro del mondo non toccare la terra del giardino! Lì è dove ho nascosto ciò che tu sai...
Ti voglio bene anch'io.
Ahmed'.

Alle 4 della mattina seguente arrivano la polizia, gli agenti dell'FBI,della CIA, la SWAT, i RANGERS, i MARINES ed i massimi esponenti del Pentagono che rivoltano il giardino come un guanto, cercando materiale per costruire bombe, antrace o qualsiasi altra cosa.
Non trovando nulla, se ne vanno con le pive nel sacco...
Lo stesso giorno l'uomo riceve una e-mail da suo figlio:

'Caro papà, sicuramente la terra adesso è pronta per piantare le patate. Questo è il meglio che ho potuto velocemente fare date le circostanze.
Ti voglio bene. Ahmed.'


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. intercettazioni

permalink | inviato da lottaecontemplazione il 11/6/2008 alle 23:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

8 marzo 2008

otto marzo


senatrice Ingrid Bètancourt

29 agosto 2007

Corona è un giornalista????

Damiano: «Che schifo Corona a Garlasco»
Il ministro contro il fotografo per la sua incursione sul luogo del delitto:
«Sono cose fuori dal normale modo di vivere»


ROMA - «Sono cose che fanno veramente schifo, che non fanno parte del normale modo di vivere». Va giù piatto il ministro del lavoro Cesare Damiano, intervenuto a Pesaro alla festa dell'Unità. Obiettivo degli strali è Fabrizio Corona e la sua incursione di qualche giorno fa a Garlasco, sul luogo del delitto di Chiara Poggi. A parlare dell'omicidio nel Pavese è anche Roberto Marini, presente al dibattito pesarese. «Mi vergogno», ha detto Maroni, dello spazio che viene dato a certi fatti, affrontati come guardando «dal buco della serratura». Il leghista se l'è poi presa con le parole del procuratore Lauro, il quale durante una conferenza stampa ha indugiato sul fatto che Chiara non aveva amanti segreti: «Una cosa da film degli anni '70 con la Fenech - ha commentato Maroni -. Più o meno siamo allo stesso livello».

24 agosto 2007

Dichiarazioni...

Prodi: "Finita l'epoca dei condoni vogliamo meno tasse per tutti"

Alessandro Profumo "Alitalia? Scomparirà come azienda italiana,l’abbiamo tutelata così bene che non sta in piedi"

Tremonti: "Per il senso comune di appartenenza al Paese, perché non introdurre tutte le mattine o almeno all'inizio della settimana l'alzabandiera nelle scuole?"

Moore «Voi avete avuto per alcuni anni un governo di centrodestra con presidente del Consiglio Berlusconi, una persona - dice il cineasta - che ammirava l'America e voleva imitarla. Berlusconi ha cercato di tagliare la rete di sicurezza sociale, riducendo i finanziamenti. Il nuovo governo ora deve riparare il casino che Berlusconi ha creato»




permalink | inviato da lottaecontemplazione il 24/8/2007 alle 18:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

23 giugno 2007

informazione in letargo



A quando un'inchiesta
che sia illuminante su un problema
che abbia la forza dell'equilibrio
che aumenti il senso della giustizia
che possa resistere ai poteri forti
che sia riconociuta e non deleggitimata
a quando un'inchiesta?

10 gennaio 2006

"Tsunami nel Kashmir"

C'è stato un terremoto...tanti morti...nessun sms!!!

quanta rabbia, quanta insensibilità, quanti occidentali c'erano....quanta impotenza!




permalink | inviato da il 10/1/2006 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa

23 ottobre 2005

Enzo Biagi ancora il migliore

La mia Italia lenta e la mia Italia rock
di
Enzo Biagi

Ho guardato Adriano Celentano
e ho sognato di essere a fianco di Michele Santoro, perché Michele è rock, ma è stato giusto che io non ci fossi, perché so di essere lento, mentre lui è stato super rock. Ha detto parole che in tempi ormai lontani qualcuno, mio padre e mia madre, mi hanno insegnato: fratellanza e libertà. Le ha dette all’interno di una messinscena e il giorno dopo una decisione difficile e molto sofferta, quello delle dimissioni dal Parlamento europeo, ma le ha dette col cuore. Solo un regime non gli dà quel microfono che gli ha offerto il Molleggiato.
Celentano è rock perché ha fatto la televisione, quella vera, quella studiata, quella degli autori, quella che non si fa più perché fa pensare. Una frase su tutte: «La paura delle parole ». Fabrizio Del Noce è lento perché pensa ai politici e non ai telespettatori; Alfredo Meocci è rock perché ha difeso gli autori e lo ha fatto davanti a milioni di italiani. Non lo invidio, immagino le reazioni ad Arcore e a Palazzo Chigi. Maurizio Crozza è rock e mi manca la domenica pomeriggio. Antonio Cornacchione è rock, ma siccome è amico mio, è super rock.
L’Italia è rock, ma il Paese è lento perché non ha capito che l’assassinio di Francesco Fortugno è un delitto di mafia; tutti i politici che abbiamo visto in tv sono lenti perché non hanno dedicato un pensiero alla tragedia calabrese, non hanno ricordato che questo fatto drammatico si aggiunge a un lungo elenco nel quale spiccano i nomi di Piersanti Mattarella e Pio La Torre.
Monsignor Giancarlo Bregantini è rock perché ha denunciato che la criminalità organizzata vuole dominare la politica. Carlo Azeglio Ciampi è rock perché è andato a Locri; Silvio Berlusconi è lento perché si è fatto rappresentare.
(23.10.2005)




permalink | inviato da il 23/10/2005 alle 22:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

21 ottobre 2005

da leggere

Enzo Biagi: "Cavaliere, ma davvero sono il suo più grande problema?"





permalink | inviato da il 21/10/2005 alle 15:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

17 ottobre 2005

Enzo Biagi...e la RAI

Caro Celentano, non mi piace parlare di me ma ho bisogno di spiegare perché giovedì prossimo non sarò con lei e con i miei compagni di avventura, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, a «Rockpolitik».

Provo per lei stima e affetto, dunque non potevo che accettare il suo invito. So che la sua trasmissione rimarrà nella storia della tv italiana e pensi se a me non sarebbe piaciuto essere uno dei protagonisti. In questo momento le auguro di andare in onda e spero che chi ha impedito a me di continuare a fare quel che facevo non sia ancora oggi così forte da impedirlo a lei. Veniamo al dunque: anche se il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, si è autosospeso e ha minacciato di togliere il nome della rete durante il suo programma, io in quella casa non posso entrare. Per 41 anni ho lavorato per Raiuno, ne ho diretto il tg, ho avuto a che fare con grandi direttori, che, quando non erano d’accordo, non si sospendevano, ma rinunciavano alla poltrona.

Oggi molti che fanno il mio mestiere soffrono di scoliosi. Lei, invece, dedicando la sua prima puntata alla libertà di informazione, rende un grande servizio non a noi epurati, ma alla democrazia del nostro Paese. Lei deve comprendere che io non posso ritornare alla rete ammiraglia della Rai fino a quando ci saranno le persone che hanno chiuso il programma e impedito alla mia redazione di lavorare. Forza Celentano, giovedì sarò il suo primo telespettatore.




permalink | inviato da il 17/10/2005 alle 20:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

10 ottobre 2005

Chi non sa comunicare...

"Chi non sa comunicare o comunica male, in un codice che è solo suo o di pochi, è infelice, e spande infelicità intorno a sé. Se comunica male deliberatamente, è un malvagio o almeno una persona scortese, perchè obbliga i suoi fruitori alla fatica, all'angoscia e alla noia"

Primo Levi, L'altrui mestiere




permalink | inviato da il 10/10/2005 alle 21:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

30 settembre 2005

L'informazione...del nano

Caso clinico senza precedenti: ignora il marito e la figlia. La casalinga che riconosce solo Berlusconi
Studiate le reazioni di una donna colpita da deterioramento progressivo delle capacità cerebrali

MILANO
- Il caso clinico senza precedenti, appena pubblicato sulla rivista scientifica internazionale «Cortex» dai neuro-psicologi Sara Mondini, dell’Università di Padova, e Carlo Semenza, dell’Università di Trieste, fornisce una prova biologica di quanto da tempo sociologi, psicologi sociali, politologi ed esperti di comunicazioni di massa avevano sospettato, cioè che il bombardamento ripetuto di certe immagini a mezzo stampa e televisione incide qualcosa di profondo e speciale nel nostro cervello.
Detto in modo molto succinto, il caso di V. Z., casalinga italiana di 66 anni, testata ripetutamente da Mondini e Semenza per anni, mostra che una lesione cerebrale specifica può gravemente compromettere la nostra capacità di riconoscere oggetti in genere e volti umani in genere, ma non la capacità di riconoscere Silvio Berlusconi. E’ come se il volto del premier fosse stato inciso nel cervello in un suo canale particolare, in un formato speciale, diverso da quello ordinario degli oggetti e da quello pure ordinario, ma separato, dei volti.
La tranquilla paziente V. Z., destinata adesso a diventare internazionalmente famosa, è affetta da un caso raro di deterioramento progressivo dell’area cerebrale chiamata, in gergo neurologico, lobo temporale mesiale, con conseguente atrofia di questa zona in ambedue i lati del cervello, ma più pronunciata nell’emisfero destro, quello soprattutto deputato all’elaborazione delle immagini. Parla normalmente e appropriatamente, ma ha difetti di memoria ed è incapace di riconoscere perfino il volto del marito e dei più stretti familiari.
Inoltre, portata in un supermercato con una lista di cose da acquistare scritta da lei stessa, legge correttamente, poniamo, le parole «cipolle» e «mele», ma non sa a cosa corrispondono sui banconi. La batteria di test psicologici somministrata a V. Z. da Mondini e Semenza è molto nutrita e i risultati sono minuziosamente riportati da loro nell’articolo su «Cortex».
La sua percezione dello spazio e delle distanze è sostanzialmente normale, ma le cose si mettono al peggio quando V. Z. deve decidere, in base a foto e disegni, quali animali sono reali e quali chimerici, e di quali animali si tratta. Distingue abbastanza correttamente foto di animali da foto di oggetti, ma poi tutto si ferma lì. Non riesce a dire niente di appropriato sui singoli esemplari mostrati. Mondini e Semenza le hanno anche mostrato molte foto e ritratti di persone famose (compreso un ritratto di Napoleone), chiedendo se sapeva chi erano. Niente. Una sola foto ha dato un netto risultato, quella, appunto, di Silvio Berlusconi. Le informazioni subito offerte da V. Z. in relazione alla foto erano corrette «Un uomo molto ricco, che possiede stazioni televisive e ha successo in politica».
Si noti che l’episodio avveniva nel 2001, in piena campagna elettorale. Però sei mesi dopo V. Z. ancora riconosceva Berlusconi, a dispetto di un ulteriore peggioramento del suo stato neurologico, e a dispetto della sua totale incapacità di riconoscere foto del marito, della figlia, dei vicini di casa e di una certa difficoltà perfino a identificarli di persona. Questo sbalorditivo dato era, occorre precisare, del tutto inaspettato. Mondini e Semenza, messi su una nuova pista, hanno, con grande pazienza, cercato di trovare altre immagini che potessero emergere, come il volto di Berlusconi, dal grigio magma di non-riconoscimento della povera paziente. E ne hanno infine trovata un’altra: la foto del Papa (Wojtyla). Un successo solo parziale, però, perché V. Z. non sapeva dare alcuna informazione, oltre al fatto che si trattava del Papa, né distingueva tra (l’allora) Papa e i Papi del passato. Inoltre, il riconoscimento non sussisteva più se si toglievano dalla foto i paramenti papali.
La sola altra vera, stabile, eccezione era l’immagine di Cristo in croce
. Come interpretare, neurologicamente e psicologicamente, questo dato? Riesaminando i casi pubblicati e chiedendo personalmente ai colleghi italiani e stranieri, Mondini e Semenza hanno stabilito che altri casi simili, ma molto meno netti, e causati da lesioni cerebrali meno estese di quella di V. Z., erano stati osservati, ma mai pubblicati ....
La loro conclusione è che esiste un canale di riconoscimento e di memorizzazione «iconico», distinto da quello per gli oggetti in genere e distinto da quello, notoriamente separato e specializzato, per i volti. Semenza mi dice che si tratta di «una corsia preferenziale». Informazioni visive collaterali vengono strettamente associate a un volto (i paramenti papali, la croce, la corona di spine) e questo compatto insieme di informazioni sopravvive al deterioramento degli altri due canali.
Resta piuttosto problematico capire quali tratti visivi speciali si accompagnino all’immagine di Berlusconi. Forse non si tratta di qualcosa di visivo, ma, per esempio, della voce. Questa è solo un’ipotesi, i dati non la confermano né la smentiscono. Semenza mi dice: «Il merito di questo caso è anche quello di avere posto all’attenzione dei clinici quanto possa essere importante studiare i casi gravi in cui pochissima informazione di un certo tipo è risparmiata.
Nonostante casi simili fossero segnalati in modo aneddotico, nessuno si era mai impegnato a studiarli con un minimo di metodo sperimentale». Nemmeno Orwell aveva sospettato che esistesse una corsia neuronale preferenziale per riconoscere subito «il Grande Fratello».
www.corriere.it  - Massimo Piattelli Palmarini - 29 settembre 2005




permalink | inviato da il 30/9/2005 alle 12:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

21 giugno 2005

Catene informatiche di S.Antonio

Mi preme far conoscere questo sito in cui troverete un elenco di indagini effettuate sulle più importanti catene circolanti sul web. Così quando vi dicono di girarle prima facciamo tutti quanti un controllo. Io ne ho trovate alcune formidabili.

http://www.attivissimo.net/antibufala/index.htm




permalink | inviato da il 21/6/2005 alle 11:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

19 giugno 2005

Un sorriso

A volte ci dimentichiamo anche noi e non solo i mass media che ci sono popoli interi che soffrono... e sarebbe importante vivere con serenità il presente ma sempre con una spinta verso orizzonti più ampi...




permalink | inviato da il 19/6/2005 alle 23:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

24 maggio 2005

J.L.Touadi giornalista - l'altra informazione

Due battute con Jean Lèonard Touadi ad Africamica domenica 22 maggio

ER : "Complimenti, io leggo sempre i suoi articoli su Nigrizia"
JLT: "Leggi quel giornale sovversivo eh"
ER : "Non ho paura di leggerlo..."
JLT: "Dicono che è anche una testata comunista"
ER :"Non ho paura lo stesso..."
...sorriso e stretta di mano.... 
JLT: "Grazie"
ER : "Buon lavoro"

A chi interessano il Congo e la regione africana dei Grandi Laghi? Non ce n'è traccia o quasi sui mezzi d'informazione. Eppure ogni tappa della storia recente di quelle regione è stata segnata dalla rivalità tra potenze straniere per la conquista delle sue materie prime.
Con l'ultimo saggio di Jean-Léonard Touadi - "CONGO - Ruanda Burundi" (Editori Riuniti) - ecco a voi centotrentacinque pagine densissime di notizie, riflessioni, approfondimenti e persino curiosità. Il tutto non privo di un afflato amorevole, ma non per questo scevro da critiche, per quella regione africana dei Grandi Laghi, cuore pulsante del continente e crocevia di interessi geopolitici.
Basta leggere anche solo l'attacco del libro per scoprire, già nelle prime cinque righe, che "da otto anni (1996-2004), nella Repubblica democratica del Congo si sta consumando la prima guerra mondiale africana nel silenzio dei grandi mezzi di comunicazione e nella cinica indifferenza della comunità internazionale". È una notizia, questa. Importante, grave. E non solo per il Congo: "…oltre tre milioni di morti per la maggior parte civili; due milioni di profughi e quasi altrettanti sfollati…; carestie ed epidemie…; un disastro ecologico…".
Poco più avanti l'autore spiega, in estrema sintesi, in quale contesto mondiale si collochi tale conflitto africano, sgombrando il campo da un concetto ambiguo quale è spesso quello di guerra etnica, concetto affibbiato facilmente alle guerre africane: "la guerra del Congo è lo specchio fedele del nostro mondo, delle sue priorità geopolitiche e dei suoi meccanismi economici [...] è il frutto amaro del nostro presente, del nostro passato e soprattutto del nostro futuro, che sarà inevitabilmente comune".
(fonte sito CIPSI)




permalink | inviato da il 24/5/2005 alle 12:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
giugno