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Lorenzo...mio nipote...befanino 2005 1 anno

“I cercatori di comunione
con Dio e con gli uomini
sono immessi subito in questa tensione:
lotta e contemplazione.
Due atteggiamenti che sembravano
un tempo opposti e rivali
E che oggi si rivelano al cuore
l’uno dell’altro.
Lotta,
in noi stessi,
per liberarci da tutte le prigioni interiori
e dal bisogno di imprigionare gli altri,
e lotta con l’uomo povero
perché la sua voce possa farsi sentire
e siano spezzate le oppressioni.
Contemplazione,
per lasciare che a poco a poco
si trasformi il nostro sguardo
fino a posare sugli uomini e sull’universo
lo sguardo del Cristo stesso”
(frère Roger)


               (frerè Roger)


ALL'AMORE...

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene. 
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.


Questo blog è contro la guerra
senza se e senza ma!
=============================

Amare, non significa convertire,
 ma per prima cosa ascoltare,
scoprire questo uomo,
questa donna,
 che appartengano a una civiltà
e ad una religione diversa.
L'amore consiste non nel sentire
che si ama, ma nel voler amare;
quando si vuol amare, si ama;
quando si vuol amare sopra ogni cosa,
si ama sopra ogni cosa"

(Charles de Foucauld)


 
"...state molto attenti
a far piangere una DONNA,
che poi  Dio conta le sue lacrime!
La donna è uscita dalla costola dell'uomo,
non dai piedi perché dovesse essere pestata,
né dalla testa per essere superiore,
ma dal fianco per essere  uguale.....
un po' più in basso del braccio per essere
 protetta  e dal lato del cuore
per essere AMATA Cosa succede in città...

Dopo le elezioni...
solo spartizioni...
nessuno parla...

Il PD...sta nascendo...
a Latina...nessun fermento!


"Per alcuni le parole sono strumenti
per rappresentare cose,
per comunicare pensieri e sensazioni.
Per altri sono strumenti autoreferenziali
che servono ad alimentare altre parole."
(detta da un politico di Latina)


Avvenimenti a Latina...

********************************
UN ACQUISTO NELLA BOTTEGA
E' UN CONTRIBUTO
ECONOMICO E CULTURALE
INSIEME!!
sostieni l'alternativa...
regala equo e solidale
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Ass.Cult.MICROmacro
 
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Via Saffi, 44 - Latina



°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Invito alla lettura


Sto leggendo:

I pilastri della terra

Manituana
di Wu Ming

Gomorra

Consigli per la lettura:

Sobrietà di Francesco Gesualdi
(profetico)


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di Luther Blissett
(storicamente rilevante)

Ad occhi chiusi 
Ragionevoli dubbi
Testimone Inconsapevole
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Ho visto di recente al Cinema:
Recensioni doc su www.schermaglie.it

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Se te vedesse Caravaggio te metterebbe ar posto de la
Madonna! (Freddo)....(da Romanzo Criminale)


 
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Una donna indiana...


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Auguri per un nuovo anno dal
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Giustizia e Pace
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9 maggio 2008

9 maggio 2008

“Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto.. La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l'alba dei funerali di uno stato”. Con queste parole, scritte dal gruppo folk-rock dei Modena City Ramblers, viene fotografato il tragico attimo della morte di Peppino Impastato, ucciso nella notte tra l’8 e il 9 maggio da Cosa Nostra su ordine del boss Tano Badalamenti.

Una vita, quella di Peppino Impastato, dedicata alla battaglia contro la mafia, in anni in cui l’omertà e la paura dominanti, soprattutto in Sicilia, creavano un terreno fertilissimo per lo sviluppo e la crescita delle organizzazione criminali. In quegli anni, a cavallo tra gli anni 60 e la fine degli anni 70 solo in pochi ebbero il coraggio di denunciare e lottare attivamente contro lo mafia. Tra questi, il nome di Peppino Impastato, giovane militante di Democrazia proletaria, rimarrà per sempre impresso nell’olimpo dei martiri che hanno pagato con la vita il loro sacrificio per un Paese migliore.

“Ancora oggi Peppino rappresenta la bella gioventù di questa terra straordinaria quella che non piega la schiena, che non si gira da un'altra parte per non vedere, che grida la propria indignazione davanti all'ingiustizia, che anche in politica non ama i calcoli e gli opportunismi, che sogna un presente e un futuro diverso e migliore e che per la realizzazione di questo ideale è pronta a sacrificare persino la propria vita”. Sono le parole con le quali Giuseppe Lumia, senatore del PD da sempre impegnato nella lotta contro cosa nostra, ha ricordato il giovane ucciso a Cinisi trent’anni fa.
“Penso che le parole più belle su Peppino Impastato – ha aggiunto Lumia – le abbiano scritte recentemente dei ragazzi come lui, i Modena City Ramblers”. E proprio alcuni passaggi del testo della canzone “Cento passi” sembra essere lo strumento migliore per ripercorrere la vita di Peppino.

E' nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio..
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare..
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato..
Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un'ideale ti porterà dolore..

Giuseppe impastato nasce a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa. Il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, e lo zio e gli altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella. Ancora ragazzo, rompe con il padre, che lo caccia di casa, e avvia un’attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L’idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi partecipa, con ruolo di dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 costituisce il gruppo Musica a cultura e nel 1976 fonda Radio Aut, emittente libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.

Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare..
Gli amici, la politica, la lotta del partito.. alle elezioni si era candidato..
Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato..
Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l'hanno più trovato..


Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio di quell’anno, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, in occasione della consultazione elettorale, i cittadini di Cinisi, scrivendo il suo nome tra le preferenze, riescono ad eleggerlo, simbolicamente al Consiglio comunale. Stampa, forze dell’ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima, del suicidio.

Grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta Impastato dei compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato proprio a Giuseppe Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l'inchiesta giudiziaria. Nel maggio del 1984 l'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni del Consigliere istruttore Rocco Chinnici, che aveva avviato il lavoro del primo pool antimafia ed era stato assassinato nel luglio del 1983, emette una sentenza, firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto, attribuito però ad ignoti. Il Centro Impastato pubblica nel 1986 la storia di vita della madre di Giuseppe Impastato, nel volume La mafia in casa mia, e il dossier Notissimi ignoti, indicando come mandante del delitto il boss Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York, nel processo alla Pizza connection. Nel gennaio 1988, il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide l'archiviazione del caso Impastato, ribadendo la matrice mafiosa del delitto, ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei corleonesi. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un'istanza per la riapertura dell'inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell'omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l'inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l'udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l'Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia all'udienza preliminare e chiede il giudizio immediato. Nell'udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell'Ordine dei giornalisti. Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. Nella commissione si rendono note le posizioni favorevoli all' ipotesi dell' attentato terroristico poste in essere dai seguenti militari dell' arma: il Maggiore Tito Baldo Honorati; il maggiore Antonio Subranni; il maresciallo Alfonso Travali (fonte: Relazione Parlamentare sul caso Impastato). Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo.

La giustizia, in questi anni, ha compiuto il suo percorso. La battaglia di cui Impastato è stato uno degli interpreti principali è ancora aperta, ancora tutta da giocare. Di certo se i giovani italiani, i giovani siciliani, seguiranno il cammino tracciato da Peppino e da chi come lui non ha avuto paura di gridare la sua rabbia, questa battaglia si può e si deve vincere.

Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura contando cento passi lungo la tua strada

9 aprile 2008

Fa...me Fa...o


NUOVA DELHI (Reuters) - Gli alti prezzi e la scarsità di cibo continueranno nel breve termine, rendendo alcuni dei Paesi più poveri vulnerabili a disordini legati alle risorse alimentari, ha dichiarato oggi Jacques Diouf, direttore generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura.
"Il problema è molto serio nel mondo per via dei forti aumenti dei prezzi e abbiamo disordini in Egitto, Cameroon, Haiti e Burkina Faso", ha detto Diouf ai giornalisti a Nuova Delhi.
Cinque persone sono rimaste uccise in una settimana di dimostrazioni ad Haiti per gli alti prezzi del cibo.
"C'è il rischio che questa inquietudine si diffonda a Paesi dove il 50-60% degli introiti vanno in cibo", ha aggiunto Diouf
Il direttore generale della Fao ha detto che le scorte mondiali di cereali sono sufficienti per soddisfare la domanda per otto-dodici settimane, e che le scorte di grano sono ai minimi dagli anni Ottanta.
"Questo è dovuto alla domanda in crescita da Paesi come India, Cina, dove il Pil cresce dell'8-10% e l'aumento di entrate va in cibo", ha detto Diouf dopo aver incontrato il ministro dell'Agricoltura indiano, Sharad Pawar.
Il consiglio ai governi, ha aggiunto Diouf, è di investire in irrigazione, impianti di stoccaggio e infrastrutture rurali e crescita della produttività.

31 marzo 2008

Usura a Latina, problema di valori. Sfumati.

L’usura e la criminalità che (anche) di usura si alimenta sono problemi di valori. Valori come soldi e valori come priorità morali. Questa potrebbe essere la sintesi del dibattito “Criminalità economica: conoscere per prevenire” organizzato dal Gruppo AGESCI Latina 1 lo scorso 16 febbraio a Latina, che ha visto la partecipazione di istituzioni, associazioni di categoria e di volontariato che a vario titolo sono coinvolte dal fenomeno. «Non conosco nel dettaglio la realtà di Latina –ha dichiarato Tano Grasso, presidente onorario della Federazione Italiana Antiracket- ma posso dirvi una cosa: qui come altrove c’è un problema di investimenti delle organizzazioni criminali, più difficile da riconoscere perché crea ricchezza, crea benefici per tutti. L’omertà in molti casi non è una scelta obbligata, ma una convenienza». Come quella di quel commerciante di Palermo che non voleva denunciare un cliente per l’enorme perdita di denaro che ciò avrebbe comportato, «così io non lavoro più, questo non mi fa lavorare più e dirà agli altri di non farmi lavorare più». Una convenienza tanto più scontata quanto più l’economia declina e la società premia i valori monetari rispetto a quelli morali. Una convenienza destinata ad essere sempre più scontata come un cane che si morde la coda: se gli investimenti illeciti prevalgono come fanno a competere le aziende sane? Non possono. L’eccellenza economica non è compatibile con la mafia. Non è un caso che per valori si intendano tanto quelli economici quanto quelli morali, i due piani non sono scissi, ma vincolati in modo diretto e reciproco. Ecco allora che il tessuto economico si corrompe e la mafia entra nel sistema produttivo legittimo, la infesta da parassita invisibile che corrode e non si vede. La mafia che si inabissa, come progettato da Provenzano. Qui sta la differenza tra strozzino e mafioso. Lo strozzino pensa a spremere l’usurato, il mafioso se ne infischia e ha tutto l’interesse a perderlo, per impossessarsi della sua attività, per entrare nell’economia legale. Lo strozzino pigia l’usurato come si fa con l’uva, per estrarne tutto il succo. Il mafioso ci sale sopra, per scalare, vittima dopo vittima, dal buio alla luce, dall’economia nera a quella candida.

Il confine tra legale e illegale è sfumato, i criminali diventano rispettabili cittadini e viceversa. Nel pontino per esempio –denuncia Libera- oltre alle infiltrazioni camorristiche, inizia a svilupparsi una mafia autoctona di imprenditori locali, col consenso della politica e della gente. Le banche –denunciano Artigiancoop e Confesercenti- rendono problematico l’accesso al credito, praticano tassi spesso vicini a quelli usurai. Usura ed estorsione –denuncia il Prefetto- non emergono, dalle denunce si direbbe che a Latina il problema non esiste. E c’è pure il problema di evitare che i contributi antiusura finiscano anch’essi in mano alle mafie: usura ed estorsione rimangono nell’ombra e nell’ombra rischiano di finire i soldi per combatterli. Nell’ombra, dove buio e luce si mischiano e si oscilla dall’uno all’altra senza che faccia differenza dove si sta. I cattivi diventano buoni e i buoni cattivi, come quell’uomo di cui racconta il Comandante dei Carabinieri Rotondi, cui l’usuraio propose la cancellazione di metà debito in cambio di mezz’ora con la figlia. L’uomo gli diede appuntamento in una cava e l’ammazzò. Da vittima a carnefice. E non è complice del criminale il politico che non sollecita controlli sulla fioritura miracolosa di banche, finanziarie e centri commerciali in una terra economicamente agonizzante come quella pontina? L’usuraio –racconta l’avv. Caporilli dell’Associazione CO.DI.CI.- è visto come un amico, è un cittadino rispettabile con un’attività propria. Il confine è sfumato. I valori sono sfumati: evaporati quelli liquidi sono evaporati quelli morali.

L’usura, a Latina come altrove, è un problema di valori. Cioè di soldi, perché se l’economia è depressa, se non ce la faccio ad arrivare alla fine del mese, ogni versamento è benvenuto, non importa l’origine, pecunia non olet. L’usura, a Latina come altrove, è un problema di valori. Cioè di priorità morali: perché se scelgo di ricavare profitti da scorciatoie fraudolente anziché dalla qualità dei prodotti, se scelgo di indebitarmi per rincorrere ciecamente l’ultimo cellulare, la macchina potente, la vacanza esotica, se non investo in qualcosa che duri, avrò sempre una prospettiva di sviluppo bloccata, avrò sempre il fiato corto. Strozzato

(Gabriella Valentini - Liberainformazione)

22 gennaio 2008

Wipala

La Wipala bandiera del Movimento Indigeno dell'Ecuador, che rappresenta il CUICHI (arcobaleno), simbolo di fecondità della cultura quicua che unisce il cielo con la terra; i suoi sette colori evocano la presenza delle varie culture di questo Paese che come i colori dell'arcobaleno sono diversi ma in armonia tra di loro frazie al rispetto reciproco.
Indossare la Wipala significa identificarsi con la lotta della resistenza millenaria del popolo indio.



Per i più esigenti, il significato preciso dei colori della wipala è il seguente:
ROSSO: rappresenta il pianeta terra (aka-pacha), è l'espressione dell'uomo andino nel suo sviluppo intellettuale, è la filosofia cosmica nel pensiero e conoscenza degli AMAWTAS
ARANCIO: rappresenta la società e la cultura ed esprime la preservazione e la procreazione della specie umana, considerata come la ricchezza patrimoniale più apprezzata della nazione
GIALLO: rappresenta l'energia e la forza (ch'ama-pacha), espressione dei principi morali dell'uomo andino
BIANCO: rappresenta il tempo e la dialettica (jaya-pacha), lo sviluppo della scienza e della tecnologia, l'arte, il lavoro intellettuale e manuale che genera reciprocità e armonia dentro la struttura comunitaria
VERDE: rappresenta l'economia e la produzione andina ed è il simbolo delle ricchezze naturali
AZZURRO: rappresenta lo spazio cosmico (araxa-pacha), espressione dei sistemi stellari dell'universo e degli effetti naturali che si ripercuotono sulla terra
VIOLA: rappresenta la politica e l'ideologia andina, espressione del potere comunitario e armonico delle Ande


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27 novembre 2007

Un intervento significativo

Non riesco ad immaginare l’orribile violenza con la quale quel giovane rumeno si è scagliato contro una donna, l’ha sbattuta nel fango, l’ha derubata di tutto, della sua dignità e della sua vita. Faccio fatica a ripetere a me stesso una frase di Tonino Bello, vescovo, una frase che è il senso profondo della mia fede: “I poveri, i poveri veri, hanno sempre ragione, anche quando hanno torto”. È difficile da comprendere… ma voglio oggi, lottando insieme contro la pena di morte, cercare di interpretarla. La povertà estrema è un’offesa alla dignità dell’uomo, che perdendo la sua coscienza umana, si abbrutisce. La ragione dei poveri sta nella nostra possibilità di comprendere le ingiustizie che provocano la violenza, comprendere e non giustificare.
Si è brutali, violenti, perché si vive in una società che testimonia violenza, brutalità, abbandono.
Lottare contro la criminalità, garantire la sicurezza dei cittadini, vuol dire battersi per il diritto di tutti ad una vita piena e abbondante. Dove vivono i nostri concittadini stranieri? Quale fangosa e putrida periferia lasciamo loro? Da dove scappano? La violenza negli stadi perpetrata da adolescenti e giovani ha una
ragione? Leggo su un autobus che corre veloce sulle vie di Roma: allenarsi è un male necessario, necessario per far del male agli avversari: NIKE FOOTBALL.
C’è da stupirsi? Probabilmente NIKE si sarà accaparrata le divise degli ospiti del braccio della morte nelle carceri del Texas… Nel contesto della società umana, di fronte alle ingiustizie, di fronte alle violenze, non si può parlare di responsabilità, bensì sempre di corresponsabilità.
La giovane donna, 16 anni, getta nel fosso il fragile corpicino del bimbo appena nato. Un omicidio tremendo. Dov’erano i genitori di quella ragazza? Dov’era il suo fidanzato? Dov’erano i suoi insegnanti? Dov’erano i commercianti dove andava a fare la spesa? O il barista al quale chiedeva un caffè? La prima domanda posta a Caino, dopo l’omicidio, fu: “Dov’è tuo fratello?” e la risposta, non giustificativa ma sempre drammaticamente attuale, purtroppo, fu: “sono forse io il custode di mio fratello?”
Ecco perché la pena di morte è un abominio sempre.
Esistono tante forme di condanna a morte… perpetrate nel silenzio quotidiano, condanne a morte di innocenti, condanne a morte di donne e bambini… milioni di esecuzioni quotidiane… e non sto esagerando. Nello Swaziland, in Angola, nello Zambia, nello Zimbabwe, nel Lesotho, la speranza di vita è meno di quaranta anni… la speranza di vita in buona salute non supera i venti… il tempo di attesa dopo un processo senza difesa, il tempo di percorre il miglio verde… una condanna a morte senza appelli… senza reati, se non quello di esser nati nel posto sbagliato, al momento sbagliato…
I poveri hanno sempre ragione, anche quando hanno torto.
Mi viene in mente una frase della Populorum Progressio, scritta da Paolo VI, di cui quest’anno ricorrono i 40 anni:
Quando tanti popoli hanno fame, quando tante famiglie soffrono la miseria, quando tanti uomini vivono immersi nell'ignoranza, quando restano da costruire tante scuole, tanti ospedali, tante abitazioni degne di questo nome, ogni sperpero pubblico o privato, ogni spesa fatta per ostentazione nazionale o personale, ogni estenuante corsa agli armamenti diviene uno scandalo intollerabile. Noi abbiamo il dovere di denunciarlo. Vogliano i responsabili ascoltarci prima che sia troppo tardi" (53 Populorum Progressio)
… ecco ancora perché la pena di morte è un abominio sempre.
Io so che un mondo differente è possibile… occorre una nuova politica… una Politica che dia risposte concrete prima di tutto ai poveri, agli emarginati, agli abbandonati, agli affamati, ai precari, ai malpagati, agli incapienti, agli stranieri… questa è la migliore politica della sicurezza che possiamo offrire agli Italiani… si è sicuri se si è ospitali, generosi, la migliore protezione è la condivisione, il migliore gesto di sopravvivenza Non possiamo permettere che i nostri responsabili politici siano come notai dello status quo, dell'esistente, occorre essere profeti di un futuro nuovo. Non sto parlando di essere più buoni… ma di essere fondamentalmente e radicalmente Giusti. Perché lottare contro la morte, lottare per il diritto alla vita di tutti oggi, è una lotta per la Giustizia a fondamento della Pace vera.

Gianmarco Proietti
Pres. Ass.Cult.MICROmacro

26 novembre 2007

Cities against the Death Penalty

 

29 ottobre 2007

Apologia di comunismo

La notizia è che il Capogruppo alla Camera dell'UDC presenta una proposta di legge di riforma costituzionale per inserire il divieto di apologia del comunismo insieme al reato già previsto per il fascismo... Il fatto è che non si vuole proprio finirla di dare spazio a dispute dell'altro secolo...e comunque vi lascio alla riflessione...

Quando aiuto i poveri dicono che sono un santo,
quanto chiedo perché sono poveri dicono che sono un comunista".

Don Helder Camara (1909-1999) - Vescovo brasiliano

31 luglio 2007

21st World Scout Jamboree



Quarantamila ragazzi da ogni parte del mondo si ritroveranno dal 27 luglio all'8 agosto in Inghilterra per festeggiare, con il 21esimo Jamboree mondiale, il Centenario dalla fondazione dello scautismo.
Dieci giorni all'insegna della fraternità internazionale, durante i quali i giovani scout di tutto il mondo celebreranno i 100 anni da quel primo campo estivo ideato dall'inglese Robert Baden-Powell. Nel mondo ci sono quasi 40 milioni di scout, giovani e adulti, donne e uomini.
Al Jamboree parteciperanno 161 nazioni, per un totale di circa 40.000 persone, di cui 32.000 ragazzi e ragazze e di età compresa tra i 14 e i 17 anni, accompagnati dai loro capi educatori.

Il contingente italiano è composto da oltre 2000 tra ragazzi e capi. Il Contingente italiano che partecipa al Jamboree 2007 è il più numeroso mai partito dall'Italia. È composto da rappresentanze delle due associazioni (AGESCI e CNGEI) riconosciute dall'Organizzazione mondiale dello Scautismo (WOSM) nelle Federazione Italiana dello Scautismo. In totale partecipano 2326 tra giovani e adulti, di cui 1997 AGESCI e 329 CNGEI. I ragazzi – di età compresa tra i 14 e i 17 anni – sono rappresentanti di tutte le regioni d'Italia: in totale sono 1589. I capi educatori sono 177. Ragazzi e capi sono riuniti in 44 gruppi (reparti e noviziati), di cui uno nautico.
Ognuno dei 44 reparti e noviziati di formazione porta il nome di persone italiane degli ultimi 100 anni pionieri in settori diversi, dalla cultura allo sport, dallo scautismo alla scienza, che si possono considerare ambasciatori dell'Italia in mondo: don Lorenzo Milani, Peppino Impastato, Nicola Calipari, Guido Rossa, Massimo Troisi, Totò, Enzo Ferrari, Fausto Coppi, Ennio Morricone, Luigi Pirandello, Gino Bartali, Guglielmo Marconi, don Giovanni Minzoni, Maria Montessori, Ottavio Bottecchia, Mario Mazza, Italo Calvino, Federico Fellini, Enrico Fermi, Sergio Leone, Franco Malerba e molti altri

12 luglio 2007

Progressi limitati...

WASHINGTON (Reuters) - Il presidente degli Usa George W. Bush ha ammesso oggi che il rafforzamento delle truppe in Iraq ha ottenuto progressi limitati, ma che aspetterà fino al rapporto completo sull'Iraq a settembre prima di prendere decisioni sulla strategia americana nel conflitto.

La capacità di governare...è un optional...anche nella "più grande democrazia" del Pianeta


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23 marzo 2007

Romero anniversario

Oscar Romero nasce a Ciudad Barrios di El Salvador il 15 marzo 1917da una famiglia modesta. Avviato all’età di 12 anni come apprendista presso un falegname, a 13 entrerà nel seminario minore di S. Miguel e poi, nel 1937, nel seminario maggiore di San Salvador retto dai Gesuiti. All’età di 20 anni fa il suo  ingresso all’Università Gregoriana a Roma dove si licenzierà in teologia nel 1943, un anno dopo essere stato ordinato Sacerdote. Rientrato in patria si dedicherà con passione all’attività pastorale come parroco. Diviene presto direttore della rivista ecclesiale “Chaparrastique” e, subito dopo, direttore del seminario interdiocesano di San Salvador.In seguito avrà incarichi importanti come segretario della Conferenza Episcopale dell’America Centrale e di Panama. Il 24 maggio 1967 è nominato Vescovo di Tombee e solo tre anni dopo Vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di San Salvador. Nel febbraio del ’77 è Vescovo dell’arcidiocesi, proprio quando nel paese infierisce la repressione sociale e politica.
Sono, ormai, quotidiani gli omicidi di contadini poveri e oppositori del regime politico, i massacri compiuti da organizzazioni paramilitari di destra, protetti e sostenuti dal sistema politico. E’ il periodo in cui il generale Carlos H. Romero è proclamato vincitore, grazie a brogli elettorali, delle elezioni presidenziali. La nomina del nuovo Vescovo non desta preoccupazione: mons. Romero, si sa, è “un uomo di studi”, non impegnato socialmente e politicamente; è un conservatore.

Il potere  confida in una pastorale aliena da ogni compromesso sociale, una pastorale “spirituale” e quindi asettica, disincarnata. Mons. Romero inizia il suo lavoro con  passione. Passa poco tempo che le notizie della sua inaspettata attività in favore della giustizia sociale giungono lontano e presto arrivano i primi riconoscimenti ufficiali dall’estero. Mons. Romero li accetta tutti in nome del popolo salvadoregno. Ma che cosa è accaduto nell’animo del vescovo conservatore? 
Di particolare nulla. Solo una grande Fede di pastore che non può ignorare i fatti tragici e sanguinosi che interessano la gente. Disse, infatti, Romero: “Nella ricerca della salvezza dobbiamo evitare il dualismo che separa i poteri temporali dalla santificazione”.e ancora: “Essendo nel mondo e perciò per il mondo (una cosa sola con la storia del mondo), la Chiesa svela il lato oscuro del mondo, il suo abisso di male, ciò che fa fallire gli esseri umani, li degrada, ciò che li disumanizza”.Forse un evento scatenante potrebbe essere stato l’assassinio del gesuita Rutilio Grande da parte dei sicari del regime; Romero apre un’inchiesta sul delitto e ordina la chiusura di scuole e collegi per tre giorni consecutivi. Nei suoi discorsi mette sotto accusa il potere politico e giuridico di El Salvador. Istituisce una commissione permanente in difesa dei diritti umani; le sue omelie, ascoltate da moltissimi parrocchiani e trasmesse dalla radio della diocesi,vengono pubblicate sul giornale “Orientaciòn”. Una certa chiesa si impaurisce allontanandosi da Romero  e dipingendolo come un ”incitatore della lotta di classe e del socialismo”. In realtà Romero non invitò mai nessuno alla lotta armata, ma, piuttosto, alla riflessione, alla presa di coscienza dei propri diritti e all’azione mediata, mai gonfia d’odio. Purtroppo, il  regime sfidato aveva alzato il tiro;dal1977 al 1980 si alternano i regimi ma non cessano i massacri: il 24 marzo 1980 Oscar Romero, proprio nel momento in cui sta elevando il Calice nell’Eucarestia viene assassinato. Le sue ultime parole sono ancora per la giustizia: “In questo Calice il vino diventa sangue che è stato il prezzo della salvezza. Possa questo sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire il nostro corpo ed il nostro sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo.Questo momento di preghiera ci trovi saldamente uniti nella fede e nella speranza”.  Da quel giorno la gente lo chiama, lo prega, lo invoca come San Romero d’America. Sì, la profezia di Romero, il vescovo fatto popolo si è realizzata: “Se mi uccideranno – aveva detto – risorgerò nel popolo salvadoregno”.





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22 marzo 2007

per la passione di Federico e la tenacia di Michele


...e per tutti quelli che sono in movimento per la giustizia sociale




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1 marzo 2007

l'edificazione della pace

Se la politica non si pone la questione dell'edificazione della pace - e di una pace da intendersi nel suo senso più ampio, di proposta e identificazione di un'esistenza piena e risolta positivamente, articolata nell'acquisizione e nel rispetto reciproco di diritti e doveri - è una politica fasulla, che non sarà mai capace di svincolarsi dalla pura gestione dell'esistenza, non riuscirà mai a generare moralità e futuro e che, per questo, finirà inevitabilmente preda della logica, sempre più meschina,
dello scambio corporativo, fino alla concussione e al peculato, ormai di fatto concessi moralmente e depenalizzati...


(Giorgio La Pira)




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18 novembre 2006

Contromafie...

Domani dopo gli Stati generali dell'Antimafia...la Carovana Antimafia a Latina




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14 ottobre 2006

Muhammad Yunus

Mohammad yunusIl premio Nobel per la pace 2006 è stato assegnato all'economista Muhammad Yunus e alla sua Grameen Bank, da lui fondata in Bangladesh nel 1976.
Le motivazioni: "Attraverso culture e civiltà, Yunus e la Grameen Bank hanno dimostrato che anche i più poveri fra i poveri possono lavorare per portare avanti il proprio sviluppo".


“La povertà potrebbe essere sconfitta se le grandi istituzioni finanziarie, pubbliche e private, fossero capaci di sfruttare l’immensa potenzialità di ogni essere umano. Escludere i poveri dall’economia è una perdita per lo sviluppo dell’umanità”





Questa notizia rende la vita di chi s'impegna nell'economia sociale, nel commercio equo e solidale, nella salvaguardia dell'ambiente un pò più reale. L'Utopia di un mondo dove la povertà è sconfitta e regna la giustizia sociale è un processo culturale e rivoluzionario che impone passi piccoli ma fermi e costanti. Muhammad Yunus è per me l'espressione che "un mondo diverso è possibile". Eppure aver dimostrato che, nel credito sono più solvibili i poveri e gli "unbankable" rispetto alle aziende e alle grandi multinazionali dovrebbe mettere in crisi il sistema capitalistico neoliberista che ha smesso di dare dignità al lavoro per privilegiare la finanza.
Questo premio, per me, è un segno del giusto cammino. "Camminando s'apre cammino" diceva il titolo di un vecchio caro libro. Ora non ci possiamo fermare... anche se per molti la metà stessa è partire. Il resto d'Israele non può aspettare.
(Emilio)




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19 settembre 2006

Cronaca da meditare

«Lo rispettiamo come tutte le persone di pace.
Ha detto che le sue parole sono state male interpretate»


Provengono parole più accomodanti dal mondo politico islamico sulla polemica innescata dalle parole di Benedetto XVI nel suo intervento all'università tedesca di Ratisbona la scorsa settimana. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, a Caracas dove ha incontrato il capo di Stato del Venezuela Hugo Chavez, ha affermato di «rispettare il Papa e tutte le persone che si interessano alla pace e alla giustizia. Ho sentito da parte sua che le parole che aveva pronunciato sono state male interpretate». Poi Ahmadinejad ha aggiunto: «Una parte del governo Usa e alcuni Paesi europei affermano di essere cristiani, ma non lo sono, perché Cristo, come tutti i profeti di Dio, è stato il profeta della giustizia e della pace. Musulmani, cristiani ed ebrei e tutti coloro che credono nelle religioni, se sono veramente seguaci della religione, devono essere fautori della pace, della fratellanza e della tranquillità».




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11 settembre 2006

Noi vi ricorderemo. Spero che voi vi ricordiate di noi.(Pablo)

Care madri, cari padri, e persone care di coloro che sono morti l'11 settembre a New York,
sono cileno, vivo a Londra, e vorrei dirvi che forse abbiamo qualcosa in comune. I vostri cari sono stati assassinati, come lo furono i miei. Abbiamo anche la data in comune, l'11 settembre. Martedì 11 settembre.
Nel 1970 ci furono le elezioni: io avevo 18 anni, e votavo per la prima volta. Avevamo un bellissimo sogno: costruire una società in cui tutti potessero condividere il frutto del proprio lavoro, le ricchezze del paese. Così, quel settembre del '70, andammo tutti a votare. E vincemmo! 
Bandiere riempiono l'aria
bianche rosse e blu,
quando comincia la nostra storia,
in ogni angolo, in ogni strada
Voci si levano come onde
in un oceano senza fine
Pugni si agitano nell'aria
dalle montagne al mare...

C'era il latte e la scuola per i figli, terre incolte vennero distribuite ai contadini senza terra. Le miniere, di rame e di carbone, e le principali industrie divennero proprietà di tutti noi. Per la prima volta nella loro vita, le persone avevano una dignità.
 

"Io ho fiducia nell'intelligenza del popolo. Il popolo organizzato è intelligente. E quindi, come si può aver paura del popolo organizzato?" (Una donna cilena operaia in un'azienda tessile)

 

Ma non sapevamo quanto questo fosse pericoloso.
Il vostro segretario di stato Henry Kissinger disse: "Non vedo come si possa stare fermi a guardare, mentre un paese cade nelle mani dei comunisti grazie all'irresponsabilità del suo stesso popolo".
Le nostre scelte democratiche, i nostri voti, non erano rilevanti. Il mercato, i profitti sono più importanti della democrazia. Da quel momento in poi il nostro dolore, il vostro dolore, furono legalizzati.
Il vostro presidente Nixon affermò che avrebbe fatto crollare la nostra economia. La C.I.A. ricevette istruzioni di attivarsi per organizzare un'insurrezione militare, un colpo di stato. Oltre dieci milioni di dollari furono stanziati per sbarazzarsi del nostro presidente, Salvador Allende.
Amici, i vostri leader decisero di distruggerci. Provocarono uno sciopero dei trasporti che finì quasi per paralizzare la nostra economia. Bloccarono gli scambi delle merci nel nostro paese, creando il caos. Si unirono a quanti, nel nostro paese, non avevano accettato la nostra vittoria. I vostri dollari foraggiavano gruppi neofascisti che portavano la violenza nelle strade, e mettevano bombe nelle fabbriche e nelle centrali elettriche. Incredibilmente, la cosa non funzionò.

 

"Allende, Allende

il popolo ti difende!" (Il popolo cileno che manifesta per le strade)
"Io sono cilena, e devo difendere Allende perché è il mio governo, il governo del popolo".
(Una donna cilena scesa in piazza)  

"Stiamo rafforzando il nostro diritto a costruire un futuro di giustizia e libertà..."
(Salvador Allende in comizio durante la campagna elettorale)

 

Nelle elezioni amministrative, il consenso popolare addirittura aumentò. E che cosa fecero gli Stati Uniti? "L'11 settembre, i nemici della libertà hanno compiuto un atto di guerra contro il nostro paese, e la notte è calata su un mondo diverso. Un mondo dove la libertà stessa è sotto attacco.". (George W. Bush)
L'11 settembre, i nemici della libertà compirono un atto di guerra contro il nostro paese. Alle prime luci dell'alba, truppe corazzate avanzarono contro il nostro palazzo presidenziale. Allende, i suoi ministri e consiglieri erano all'interno. Allende non fuggì, mentre il palazzo della Moneda veniva bombardato.
"Loro hanno la forza, potranno farci schiavi, ma i progressi sociali non si arrestano, né con il crimine né con la forza. La storia è nostra, ed è fatta dal popolo. Viva il Cile! Viva il popolo, viva i lavoratori!"
(Salvador Allende alla radio cilena)
Fu assassinato... Fu assassinato! Martedì. Anche da noi accadde un martedì. L'11 settembre del '73. Un giorno che distrusse le nostre vite per sempre. Mi spararano a un ginocchio, e poi mi sbatterono la testa contro l'asfalto lurido della strada. Me la sbatterono non so quante volte, finché non persi conoscenza. 
 

Andasti al lavoro
un martedì di settembre

per le strade assediate
di Santiago

Strade sorde ai colpi di fucile

strade cieche al tradimento

insensibili alla morte

Andasti al lavoro un martedì e non tornasti

Cammino per le strade

vado di città in città

cercando e cercando
Chiedo di te
in mano, una tua piccola foto
un sorriso antico illumina i tuoi occhi
Dove sei? Dove sei?
In un campo abbandonato
i tuoi occhi ciechi
il tuo corpo spezzato
i tuoi sogni intatti.
Andasti al lavoro un martedì
Non tornasti...

Un giorno, in prigione, mi issai sulle sbarre della finestra e vidi fuori un amico che veniva trascinato per le braccia. Non poteva camminare: gli avevano spezzato le ossa. Sanguinava dalle orecchie. Poi lo assassinarono. Sapemmo dei campi di tortura comandati da ufficiali addestrati nelle scuole militari americane.
Sapemmo di quelli sbudellati, gettati dagli elicotteri in volo... Di quelli torturati davanti ai loro figli ed alle loro mogli.
Sapete che cosa facevano? Collegavano fili elettrici ai genitali. Mettevano topi nelle vagine delle donne. Addestravano i cani a stuprare le donne.
E poi sapemmo della carovana della morte. Del generale che andava di città in città ordinando esecuzioni a caso. Trentamila persone furono assassinate. Trentamila!

Il vostro ambasciatore in Cile protestò per le torture. Ma Kissinger replicò: "Ditegli di non mettersi a fare lezioni di scienze politiche!".
Il generale Pinochet, che aveva guidato il colpo di stato, accolse sorridendo il segretario di stato che si congratulò con lui per il lavoro ben fatto. E i dollari ricominciarono a fluire verso il Cile.
Mi chiamarono terrorista. Mi condannarono al carcere a vita senza processo né difesa. Fui rilasciato dopo cinque anni, ma dovetti abbandonare il paese per la sicurezza dei miei amici. Ora non posso tornare in Cile, anche se ci penso continuamente. Il Cile è la mia casa, ma... Cosa sarebbe dei miei figli? Loro sono nati qui, a Londra. Non posso condannarli all'esilio, come fu per me. Non posso farlo, ora. Anche se con tutto il mio cuore vorrei tornare a casa.
Sant'Agostino diceva: "La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Sdegno per le cose come sono, e coraggio per cambiarle".
Madri, padri, e persone care di coloro che sono morti a New York, presto sarà il 29° anniversario del nostro martedì 11 settembre, e il primo anniversario del vostro.
Noi vi ricorderemo. Spero che voi vi ricordiate di noi. Pablo

[Trascrizione del testo del cortometraggio di Ken Loach, presentato alla Mostra d'arte cinematografica di Venezia nel 2002.]




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1 agosto 2006

Se questa è una tregua



"La riunione di Roma si è conclusa, ma la strage continua: per ora il bilancio è negativo. Nessuna delle decisioni più urgenti è stata presa" - cosi la Tavola della Pace commenta le conclusioni del Vertice di Roma sulla guerra tra Israele e Libano. "Solo un po' di aiuti. E non si sa neppure quanti li potranno ricevere, né quando e per quanto tempo. Troppo poco per chi sta sotto le bombe, per chi è intrappolato nella morsa della guerra, per i feriti, per gli ammalati, per i bambini, per gli anziani, per le donne e gli uomini innocenti, i caschi blu che ancora perderanno la vita. Vedremo nei prossimi giorni se ci saranno veri passi in avanti. Per ora sono solo parole e vaghe promesse" - affermano i coordinatori della Tavola della Pace che chiedono al governo italiano "di continuare a lavorare con ancora maggiore energia e determinazione per dire tre si: Si all'immediato cessate il fuoco. Si ad una forza di pace dell'Unione Europea. Si al negoziato politico con tutti, inclusa la Siria e l'Iran".
In un successivo comunicato, sempre la Tavola della Pace chiede che l'Italia avvii subito le trattative per la liberazione dei soldati israeliani rapiti dagli Hezbollah. "L'invito del Presidente del Parlamento libanese non deve cadere nel vuoto" - dichiarano Flavio Lotti e Grazia Bellini, coordinatori nazionale della Tavola. Mentre a Roma si parlava di pace, il Presidente del Parlamento Libanese aveva infatti rivolto un accorato appello all'Italia perché svolga un ruolo di mediazione per la liberazione dei soldati israeliani rapiti dagli Hezbollah. “Se il vostro paese è disponibile, tutto si può risolvere in poche ore” - aveva dichiarato Nabih Berri, Presidente del Parlamento libanese. "Questo appello non deve cadere nel vuoto. L'Italia raccolga subito l'invito del Presidente del Parlamento Libanese a mediare lo scambio di prigionieri. Un successo potrebbe davvero segnare la fine di questa vergognosa guerra” - conclude il comunicato della Tavola della Pace.
L'associazione "Un ponte per..." ha manifestato ieri insieme agli "Statunitensi per la pace e la giustizia" di fronte alla ambasciata statunitense a Roma per protestare contro la opposizione Usa alla adozione di una richiesta di cessate il fuoco immediato e senza condizioni da parte della conferenza di Roma. "L'opposizione statunitense ha impedito che la conferenza di Roma approvasse l'unica cosa che conta in questo momento per quattro milioni di libanesi da 13 giorni sotto un attacco brutale: la richiesta di cessare il fuoco immediatamente" - riporta il comunicato diffuso da Un ponte per....
Intanto il missionario comboniano p. Alex Zanotelli ha scritto al premier israeliano e italiano per chiedere spiegazioni sull'uso di armi speciali durante la rappresaglia israeliana, che violano ogni legalità internazionale. Il missionario segnala "l'uso contro civili, da parte di Israele, nelle sue operazioni in Libano, di armi di nuova ed inusitata concezione, vietate dalla Convenzione di Ginevra" e riprende tra le altre la denuncia di Human Rights Watch dell'uso da parte di Israele in Libano di cluster bombs. E in una conferenza stampa tenuta ieri presso la Sala Stampa del Senato p. Zanotelli ha denunciato con diverso materiale fotografico l'uso di questi sistemi d'arma da parte di Israele.
Dall'Italia, ed in particolare da Camp Darby, partirebbero per Israele, secondo il New York Times del 22 luglio, armi sofisticate e bombe superpotenti - le stesse usate in Iraq e Afghanistan. Tra queste la Gbu-28: una maxi bomba a guida laser da 5.000 libbre (circa 2,3 tonnellate). "Questo anche in osservanza di un trattato militare con Tel Aviv siglato e deciso dal governo Berlusconi nel 2005" - nota Zanotelli. Diversi organi di informazione hanno dato spazio alla notizia dell'uso da parte di Israele di armi vietate dalla Convenzione di Ginevra (chimiche, cluster bombs, maxi bomba a guida laser).
Armi che potrebbero essere passate anche per l'Italia da Camp Darby e altre basi Usa. "La base logistica Usa in cui sono depositate le bombe per le forze aeree e terrestri che operano nell'area mediterranea, nordafricana e mediorientale, è Camp Darby" - scriveva nei giorno scorsci Manlio Dinucci su Il Manifesto. "Da questa base, situata tra il porto di Livorno e l'aeroporto di Pisa, è partita gran parte delle bombe usate nelle due guerre contro l'Iraq e in quella contro la Jugoslavia. Poiché l'amministrazione Bush ha deciso la scorsa settimana la «rapida spedizione» di questo carico di bombe, con navi o aerei cargo o ambedue, è del tutto logico che esse siano partite da Camp Darby".
E sempre Dinucci sottolineava in un successivo articolo che "l'Italia non è estranea a tutto questo. La maggior parte di queste armi è fornita a Israele dagli Stati Uniti e molte passano da Camp Darby e altre basi Usa nel nostro paese. Per di più la Legge 17 maggio 2005 n. 94, che istituzionalizza la cooperazione tra i ministeri della difesa e le forze armate di Italia e Israele, prevede la «cooperazione nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione» di tecnologie militari tramite «lo scambio di dati tecnici, informazioni e hardware» e incoraggia «le rispettive industrie nella ricerca di progetti e materiali» di interesse comune. Tutto sotto la cappa del segreto militare. Non è quindi escluso che qualche arma di «tipo unico», sperimentata dalle forze israeliane nel «poligono» libanese, incorpori già tecnologia italiana".
Amnesty International sollecita un embargo sulle armi dirette a Israele ed Hezbollah. Amnesty è fortemente preoccupata per il continuo trasferimento di armi dagli Usa, attraverso la Gran Bretagna, ad Israele. Fonti giornalistiche britanniche hanno riferito che la scorsa settimana due cargo Airbus A130 presi a noleggio, pieni di bombe a guida laser Gbu 28 contenenti testate all’uranio impoverito e destinate all’aviazione israeliana, sono atterrati all’aeroporto di Prestwick, Glasgow.
Non solo. "In Libano l’esercito israeliano sta violando le convenzioni di Ginevra e in particolare, la quarta quella che tutela la popolazione dalle violenze": la denuncia, chiara come finora poche lo sono state, arriva da Massimo Barra, presidente della Croce Rossa Italiana (Cri), secondo cui potrebbe esserci anche “la violazione della terza convenzione, quella sui prigionieri”, anche se “quella contro la popolazione è certamente una violazione clamorosa”. “Noi non possiamo rassegnarci e tornare indietro nel diritto umanitario – ha detto Barra, le cui parole sono state rilanciate dall’agenzia Ansa - e dobbiamo ribadire con forza questi principi contro chi ignora, consapevolmente o inconsapevolmente, le convenzioni o contro chi ritiene che, in caso di terrorismo, non vanno applicate le convenzioni". [fonte Unimondo] 




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18 luglio 2006

Così è trascurato il diritto e la giustizia se ne sta lontana



"Così è trascurato il diritto e la giustizia se ne sta lontana, la verità incespica in piazza, la rettitudine non può entrarvi. Così la verità è abbandonata, chi disapprova il male viene spogliato. Ha visto questo il Signore ed è male ai suoi occhi che non ci sia più diritto. Egli ha visto che non c'era alcuno, si è meravigliato perché nessuno intercedeva." (
Isaia 59,14-16)
La violenza e l'aggressività di Israele in questo momento non hanno nessuna giustificazione né proporzione.
Un soldato israeliano è stato fatto prigioniero durante un combattimento. Un colono è stato rapito ed ucciso. Come risposta a ciò, le forze armate di Israele hanno distrutto tre ponti e una centrale elettrica causando milioni di dollari di danni e lasciando 750.000 persone nella striscia di Gaza senza acqua ed elettricità.
Inoltre le forze armate israeliane hanno rapito 84 persone, tra le quali 7 membri del Governo palestinese e 21 membri del Parlamento (Consiglio legislativo) palestinese. Tutto ciò al termine di una settimana durante la quale 48 palestinesi sono stati uccisi compresi 27 civili innocenti.
Tale statistica dell'orrore comprende anche 9 bambini ed una donna incinta.
Oggi, noi Responsabili delle Chiese Cristiane, diciamo: ciò che sta succedendo nella nostra terra è contro la legge e contro la ragione. E' nostro compito di leader religiosi continuare a dire ciò alle autorità. E' contro la legge e la ragione che voi perseveriate e ci portiate sulla via della morte: "Ha visto questo il Signore ed è male ai suoi occhi che non ci sia più diritto. Egli ha visto che non c'era alcuno, si è meravigliato perché nessuno intercedeva." (Isaia 59,15-16)
Noi condanniamo il rapimento del sodato israeliano e l'uccisione del giovane colono così come condanniamo il quotidiano rapimento o uccisione di dozzine di palestinesi e l'incarcerazione di centinaia di loro. I diritti di tutti, israeliani o palestinesi, hanno la stessa dignità e devono essere trattati allo stesso modo. Tutte le violenze e le aggressioni contro la dignità umana, sia da parte israeliana che palestinese, devono avere fine.
La nostra sofferenza - sia palestinese che israeliana - avrà termine quando la verità di ciascuno verrà riconosciuta. Deve essere riconosciuto il diritto di Israele di vivere in sicurezza. Allo stesso tempo però deve essere riconosciuto che il cuore del conflitto tra israeliani e palestinesi trova origine dalla privazione di libertà subita dalla popolazione palestinese. Noi sosteniamo fermamente la lotta contro il terrorismo, ma con pari fermezza ricordiamo che tale battaglia deve cominciare dalla risoluzione della causa che sta alla base di tanta violenza e cioè la privazione della libertà per la popolazione palestinese.
E' contro la legge e la ragione continuare a seguire la via della morte. L'imperativo morale è chiaro. Basta con ogni tipo di violenza. Basta con le morti. Proteggere la vita e la dignità delle persone. Dare il via ai negoziati. Rompere la catena assassina di violenza dalla quale siamo tutti avviluppati. E ascoltare la chiamata di Dio: "Sta' lontano dal male e fa' il bene, cerca la pace e perseguila." (Salmo 33,15)
Gli eventi sono andati troppo oltre. Chiamiamo l'intera comunità internazionale ad intervenire ed a insistere per una soluzione diplomatica del conflitto. Tutte le autorità devono cambiare il loro modo di agire e con una inflessibile presenza e pressione internazionale, devono negoziare per raggiungere una pace giusta e definitiva:
"Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio". (Michea 6,8)
(Documento dei Responsabili delle Chiese Cristiane di Gerusalemme sulla crisi nella Striscia di Gaza)

Gerusalemme, 8 luglio 2006


Firme:
+ Patriarch Theophilos III: Greek Orthodox Patriarchate
+ Patriarch Michel Sabbah: Latin Patriarchate.
+ Patriarch Torkom II: Armenian Apostolic Orthodox Patriarchate.
Pier Battista Pizziballa, ofm, Custos of the Holy Land
+ Anba Abraham: Coptic Orthodox Patriarchate.
+ Swerios Malki Mourad: Syrian Orthodox Patriarchate.
+ Abune Grima: Ethiopian Orthodox Patriarchate
+ Paul Nabil Sayyah: Maronite Patriarchal Exarchate.
+ Bishop Riah Abu Al-Assal: Episcopal Church of Jerusalem & the Middle East.
+ Bishop Mounib Younan: Lutheran Evangelical Church.
+ Pierre Malki: Exarch for the Syrian Catholics - Jerusalem
+ George Bakar: Greek Catholic Patriarchal Exarchate




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24 giugno 2006

Diritti in gioco

Latina Città Equa e Solidale
Conferenza stampa e presentazione presso:
Estacion Esperanza, via Saffi 44 - Latina
Sabato 24 Giugno – ore 11.00


Manifestazione sportiva con torneo di Calcetto fra la squadra della giunta, degli amministratori, dei giornalisti e dei volontari dell’associazionismo, con palloni equi e solidali.
Piazzale Prampolini – Latina
Mercoledì 28 Giugno – ore 18.00

Giunta Comunale - Consiglieri Comunali
Associazioni di Volontariato - Giornalisti

Finali 3-4 e 1-2


Seminario di presentazione della Campagna, con Stefano Martini (Commercio Alternativo) e Michele Papagna (Altrimondiali)
Festambiente, Piazza Moro - Latina
Giovedì 29 Giugno – ore 19.00

http://www.dirittiingioco.it/eventi.asp




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27 maggio 2006

www.banchearmate.it



E' il momento di farsi sentire e per chi non sa... di informarsi! 




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aprile