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Lorenzo...mio nipote...befanino 2005 1 anno

“I cercatori di comunione
con Dio e con gli uomini
sono immessi subito in questa tensione:
lotta e contemplazione.
Due atteggiamenti che sembravano
un tempo opposti e rivali
E che oggi si rivelano al cuore
l’uno dell’altro.
Lotta,
in noi stessi,
per liberarci da tutte le prigioni interiori
e dal bisogno di imprigionare gli altri,
e lotta con l’uomo povero
perché la sua voce possa farsi sentire
e siano spezzate le oppressioni.
Contemplazione,
per lasciare che a poco a poco
si trasformi il nostro sguardo
fino a posare sugli uomini e sull’universo
lo sguardo del Cristo stesso”
(frère Roger)


               (frerè Roger)


ALL'AMORE...

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene. 
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.


Questo blog è contro la guerra
senza se e senza ma!
=============================

Amare, non significa convertire,
 ma per prima cosa ascoltare,
scoprire questo uomo,
questa donna,
 che appartengano a una civiltà
e ad una religione diversa.
L'amore consiste non nel sentire
che si ama, ma nel voler amare;
quando si vuol amare, si ama;
quando si vuol amare sopra ogni cosa,
si ama sopra ogni cosa"

(Charles de Foucauld)


 
"...state molto attenti
a far piangere una DONNA,
che poi  Dio conta le sue lacrime!
La donna è uscita dalla costola dell'uomo,
non dai piedi perché dovesse essere pestata,
né dalla testa per essere superiore,
ma dal fianco per essere  uguale.....
un po' più in basso del braccio per essere
 protetta  e dal lato del cuore
per essere AMATA Cosa succede in città...

Dopo le elezioni...
solo spartizioni...
nessuno parla...

Il PD...sta nascendo...
a Latina...nessun fermento!


"Per alcuni le parole sono strumenti
per rappresentare cose,
per comunicare pensieri e sensazioni.
Per altri sono strumenti autoreferenziali
che servono ad alimentare altre parole."
(detta da un politico di Latina)


Avvenimenti a Latina...

********************************
UN ACQUISTO NELLA BOTTEGA
E' UN CONTRIBUTO
ECONOMICO E CULTURALE
INSIEME!!
sostieni l'alternativa...
regala equo e solidale
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Ass.Cult.MICROmacro
 
BdM - Estacion Esperanza
Via Saffi, 44 - Latina



°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Invito alla lettura


Sto leggendo:

I pilastri della terra

Manituana
di Wu Ming

Gomorra

Consigli per la lettura:

Sobrietà di Francesco Gesualdi
(profetico)


Q

di Luther Blissett
(storicamente rilevante)

Ad occhi chiusi 
Ragionevoli dubbi
Testimone Inconsapevole
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Ho visto di recente al Cinema:
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Se te vedesse Caravaggio te metterebbe ar posto de la
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Auguri per un nuovo anno dal
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1 febbraio 2010

Elezioni Regionale... scende in campo il Card. Sottile


35411. ROMA-ADISTA. “Non c’entra nulla la politica, è stata una visita personale”: così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi subito dopo l’incontro con il card. Camillo Ruini, l’ex presidente della Cei che vanta ancora un grande ascendente sul mondo politico. Berlusconi - che è stato ricevuto lo scorso 20 gennaio al Seminario romano minore, dove risiede il “cardinal sottile” - era accompagnato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, “gentiluomo di Sua Santità” e grande tessitore dei rapporti fra centrodestra e gerarchia cattolica.

L’incontro è stato definito “privato”, ma il fatto che sia avvenuto poche ore prima dell’ufficio di presidenza del Pdl dedicato al nodo Udc (dopo le voci che si erano susseguite sulla possibile rottura dell’accordo fra il partito di Casini e la candidata del centrodestra nel Lazio Renata Polverini) genera più di un sospetto. Soprattutto considerando che la partita del Lazio riveste per il cardinale un’importanza strategica fondamentale, a maggior ragione dopo la discesa in campo di Emma Bonino per la coalizione di centrosinistra.

In gioco non ci sono soltanto i tanto sbandierati “valori cattolici” messi a repentaglio dalla possibile vittoria della “paladina degli abortisti italiani”, come la stampa di destra ama definire la Bonino. La presidenza della Regione gestisce infatti ingenti risorse sulle quali è massima l’attenzione del mondo cattolico, il cui “indotto economico” ha numerosi interessi nel campo sanitario e scolastico che potrebbero risultare lesi.

La questione della “roba”, del resto, non era affatto estranea ai poderosi attacchi che la stampa del gruppo Angelucci – holding della sanità privata con strutture accreditate presso il Ssn per migliaia di posti letto ed editore di Libero e del Riformista – ha rivolto alla giunta Marrazzo dopo il piano di rientro della spesa sanitaria che è costato circa 30 milioni di euro alla Tonivest, azienda attiva soprattutto nel settore sanitario, con rilevanti interessi nella Regione Lazio e facente capo anch’essa alla famiglia Angelucci. Lo stesso copione - una campagna d’attacco violentissima, questa volta a carattere “preventivo” - si è ripetuto con la Bonino, “l’abortista fai da te che vuole fare il presidente”, alla cui “vera storia” il quotidiano Libero diretto da Maurizio Belpietro ha dedicato intere paginate, con tanto di foto mentre l’allora giovane militante radicale “pratica un aborto clandestino”.

Dopo l’incontro fra Berlusconi e Ruini, i dissidi fra Pdl e Udc nel Lazio sono rientrati, tanto che lo scorso 24 gennaio Pier Ferdinado Casini ha voluto incontrare pubblicante Renata Polverini per “porre fine alle polemiche di questi giorni” e certificare ufficialmente il leale appoggio del suo partito alla candidata del centrodestra.

La linea pro-Polverini – e, soprattutto, anti-Bonino – ha trovato una sponda importante anche nel quotidiano della Cei Avvenire, che lo scorso 20 gennaio ha pubblicato un editoriale a firma di Domenico Delle Foglie dai toni durissimi nei confronti della candidata radicale, la cui scelta viene definita “uno schiaffo alla comunità cristiana”. “Purtroppo”, ha scritto l’editorialista di Avvenire, “tutti i giri di parole e i mi­nuetti della politica, in questo caso, sono az­zerati dalla nuda realtà: l’alfiere dell’aborto e dell’eutanasia oltre che della liberalizzazione delle droghe e della fecondazione artificiale, u­na testimone di militante inimicizia nei con­fronti della visione cristiana dell’uomo e del mondo, dovrebbe rappresentare gli interessi di tutti i cittadini laziali, credenti compresi. Chi può credere, in buona fede, a una simile bufa­la che contraddice ormai quarant’anni di 'bat­taglie' contro la cultura della vita e a favore del disordine sessuale in ogni sua manifestazio­ne? Per non parlare del pregiudizio antireli­gioso e anticattolico, sbandierato senza remo­ra alcuna, in tutte le sedi istituzionali”. “È vero”, ha aggiunto Delle Foglie, “che vari esponenti del cattolicesimo de­mocratico, disciplinatamente schierati nel Pd, hanno già digerito la candidatura e ritengono che altrettanto farà l’elettorato. Ma forse co­storo hanno sottovalutato la forza dello schiaffo dato alle comunità cristiane e ai singoli cre­denti, non hanno calcolato le potenziali con­seguenze della loro arrendevolezza sul piano legislativo regionale e infine si sono illusi di po­ter dettare agenda e comportamenti a Emma Bonino. Non riconoscendone il profilo indi­scutibile di fiera e cocciuta lobbista del laici­smo. Davvero un brutto pasticcio politico. An­zi, bruttissimo”.

 

Farinella contro Ruini

Dopo l’incontro fra il card. Ruini e Silvio Berlusconi, don Paolo Farinella ha scritto una “lettera aperta” all’ex presidente della Cei: “Ricevendo Berlusconi”, ha scritto il prete genovese, “e per giunta come ospite in intimità conviviale a casa sua, senza dire una parola su ciò che è avvenuto in questo anno (per non parlare degli ultimi 15 anni), lei ha avallato lo scardinamento costituzionale, istituzionale e lo sfacelo etico di cui l’ospite è stato e continua ad essere protagonista responsabile. Quel giorno per buon peso, Berlusconi era reduce fresco fresco da un attacco micidiale alla Magistratura con parole omicide: ‘Il tribunale è un plotone di esecuzione’. Lei ha così avallato e approvato il suo comportamento immorale e indecoroso, benedicendo l’inverecondia e assolvendo l’insolvibile, diventandone complice ‘in solido’, perché come insegna il diritto, che la saggezza popolare traduce pittorescamente, ‘è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco’”.

Ma don Farinella non tralascia nemmeno la questione relativa alla corsa per la presidenza della RegioneLazio: “La paura fa novanta, signor cardinale, e lei da ‘vero animale politico’ ha fiutato che la ‘Emmaccia’ potrebbe farcela agevolmente e se arriva, potrebbe mettere ordine nella sanità e nella scuola laziale, due feudi della malavita ‘cattolica’ laziale. Horribili dictu! Pur di contrastare, con ogni mezzo la sua candidatura, lecita e rispettabile in una democrazia compiuta, lei preferisce la deriva morale, lo sconquasso della Costituzione, la distruzione della Democrazia, l’annientamento dello Stato, alleandosi con un potente degenere che ha portato la corruzione e il malaffare al rango della politica e della presidenza del consiglio”. “Lei”, aggiunge ancora don Farinella sempre rivolgendosi a Ruini, “non ha autorità per intervenire in questioni che il Codice vieta ai preti come le alleanze partitiche, le elezioni, le candidature perché è una manomissione della democrazia del Paese Italia, vincolante anche in forza di un concordato che pone paletti alle interferenze e offre garanzie e lauti sussidi. Su queste materie poi lei né la Cei, né tantomeno il Vaticano, Stato estero, potete parlare in nome del mondo cattolico. Lei sa bene che sono questi comportamenti che allontano ancora di più i non credenti, mentre i credenti si avvicinano a passo svelto all’uscio d’uscita della Chiesa”. (e. c.)


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4 agosto 2009

La Pecorella smarrita

Dopo l'appello di Roberto Saviano "L'Italia difenda la sua memoria"
Lettera ai genitori del sacerdote dal presidente Pdl della commissione ecomafie

Don Diana, le scuse di Pecorella "Non volevo offendere il prete anticamorra"

Don Diana, le scuse di Pecorella "Non volevo offendere il prete anticamorra"

L'avvocato Gaetano Pecorella

ROMA - "Se sono stato causa di amarezza o ritenete che abbia offeso la memoria di vostro figlio vi chiedo scusa. Ma le mie parole sono state travisate. Mai ho detto che vostro figlio non è stato ucciso dalla camorra né che della camorra non è stato vittima. Ho detto esattamente il contrario". Chi scrive ai genitori di don Peppe Diana è l'avvocato Gaetano Pecorella, difensore di uno dei condannati per l'omicidio del sacerdote. Scrive e chiede scusa a tarda sera l'avvocato - e parlamentare del Pdl - che in una trasmissione televisiva aveva parlato di "movente non chiaro" dell'assassinio.
Prova così a mettere fine a una polemica che, scatenata dalle sue parole, ha visto l'opposizione chiedere le sue dimissioni da presidente della commissione d'inchiesta sulle ecomafie. E scendere in campo nei giorni scorsi anche Roberto Saviano in difesa del prete "ucciso perché lottava contro i clan".
La giornata ieri era cominciata la netta presa di posizione del procuratore antimafia Pietro Grasso: "Non ci può essere polemica tra la tesi difensiva di un avvocato che parla in nome e per conto del suo cliente e l'autorità di una sentenza passata in giudicato". E soprattutto: "Basta con le insinuazioni su don Diana. Basta con le insinuazioni usate per delegittimare chi lotta e muore contro la mafia, come è stato fatto con don Puglisi o Giuseppe Falcone. Siamo purtroppo abituati alle insinuazioni che servono a delegittimare la figura morale dei nostri modelli, dei nostri esempi, delle nostre speranze di poter cambiare attraverso di loro la triste realtà ancora presente".
Figure morali, modelli, li chiama il procuratore. Per il presidente della Campania Antonio Bassolino sono eroi. "L'esempio e la memoria di don Diana sono un patrimonio collettivo della coscienza civile del nostro Paese che dobbiamo tutelare e difendere, sempre, in ogni momento. Don Peppe Diana è stato due volte un eroe, della Chiesa e dello Stato, così come attestano numerose sentenze".
Nel pomeriggio si moltiplicano gli interventi contro Pecorella. L'onorevole Pina Picierno del Pd ne chiede le dimissioni da presidente della commissione Ecomafie, come Pino Sgobio, del Pdci, che invita anche i ministri della Giustizia e dell'Interno "a pronunciare parole definitive su questa incredibile e assurda vicenda".
A fare da mediatore ci prova Davide Parenzo, nella cui trasmissione Iceberg, su Telelombardia, Pecorella pronunciò le "frasi incriminate" durante un'intervista. "Conosco Pecorella da anni e non credo fosse in alcun modo sua intenzione infangare la memoria di un grande uomo come don Diana. Mi piacerebbe avere Saviano e Pecorella insieme a raccontarci come si combatte la criminalità organizzata". In serata la lettera di scuse.

29 luglio 2009

Non solo facebook

11 aprile 2009

Buona Pasqua




permalink | inviato da lottaecontemplazione il 11/4/2009 alle 17:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

27 dicembre 2008

Fossati su De Andrè

Il calcio, la tv. L’altro fabrizio sapeva godersi le giornate di «bonaccia»



Non vado pazzo per le celebrazioni, le beatificazioni, le rievocazioni. Normalmente ne sto lontano, perché considero sacrosanto solo il ricordo strettamente personale dei fatti e delle persone. Quello, per intenderci, che si conserva da soli, in silenzio. Ma certo si può ammettere qualche legittima deroga a tutto questo. Fabrizio De André è stato ricordato e celebrato, forse ogni singolo giorno dal momento della sua scomparsa, come non era accaduto prima a nessun grande artista italiano. Questo testimonia il vuoto tangibilmente grande che ha lasciato nel cuore e ancor più nel bisogno di conforto dei molti che lo hanno amato. Piccole e grandi celebrazioni avvenute un poco dovunque in giro per l’Italia. Tributi sempre più o meno accorati e a distanza di dieci anni non ancora liberati del tutto dall’ombra accompagnatrice del rimpianto. Perfino la sorpresa, per la perdita di quell’uomo così discreto ma così presente nella storia dei sentimenti di questo Paese, si è fatta sentire fino all’ultimo, cioè fino a oggi. Così le celebrazioni sono state spesso vagamente lacrimose.

La memoria di Fabrizio ha diritto oggi a qualcosa di diverso, ne sono più che convinto. Merita più delle agiografie, delle biografie, delle scontate raccolte di canzoni rimasterizzate e reimpacchettate. Merita soprattutto di sfuggire all’aneddotica prêt à porter cui vengono fatalmente adattate le figure dei grandi artisti quando non sono più in grado di confutare o di precisare. Quando gli amici, i compagni di strada, quelli che sanno, che hanno visto, quelli che c’erano, si moltiplicano a dismisura.

«Fabrizio oggi è di tutti» dice Dori Ghezzi con tollerante senso della realtà. Purtroppo nessuna seriosissima esegesi, nessuno scandagliamento della sua opera ci restituisce la complessità, o se si preferisce, la completezza del carattere di De André. Così, personalmente, ho più cara nei miei ricordi la parte di lui che lo faceva «parlare basso», da buon genovese a un altro genovese. Niente lessico da libro stampato, nessun massimo sistema, ma frequenti risultati di partite di calcio. Il Genoa. E magari qualche gioioso apprezzamento per rotondità muliebri fuggevolmente offerte da programmi tv di taglio basso. Garbato e sornione s’intende, in salsa fredda, alla ligure. Un mondiale di calcio, il festival di Sanremo, le televendite. Qualche lieve ubriacatura. Un po’ di birre a Sestri Levante per festeggiare il testo di «A Cimma», che ci era sembrato irraggiungibile. E improvvisamente le ginocchia di tutti e due che non reggono più per tornare a casa. Perché non erano più gli anni settanta. Era questo un De André «semplificato» che la gente avrebbe amato e compreso ancora di più, se è mai possibile. Le leggerezze dette a piena bocca umanizzano. Sono un dono che il cielo fa agli uomini di grande intelligenza, i quali se vogliono ne usano, come per cercare riposo. Alcuni che idealizzano e rendono monumentali uomini e artisti, secondo un’immagine che non ammette imperfezioni, non capirebbero.

Fabrizio era vitale e come ogni persona del suo tipo era capace di scarti improvvisi, di spiazzamenti all’interno del suo stesso essere. Figurarsi all’esterno, cioè stargli vicino. Giornate intere di bonaccia, calma quasi piatta, e poi improvvise scosse elettriche con rincorse verso l’alto o verso il basso. In alto lo spirito filosofico e in basso il fondo dei garbugli umani. Secondo l’umore, secondo la giornata. Troppo terribilmente intelligente per definirlo un buono. Ma quest’ultimo era il Fabrizio che preferivo. Invece il grande artista, quello come tutti se lo sarebbero aspettato, lo conoscevo bene. Ero stato un suo ammiratore molto prima che un suo amico. A poco più di vent’anni avevo letteralmente consumato sul piatto del giradischi «Non al denaro, non all’amore, né al cielo» e «Storia di un impiegato».

Tenevo in considerazione quei due album al pari di quelli di Jimi Hendrix o degli Stones. Nessuna differenza. Come se la musica di Fabrizio fosse arrivata anch’essa dall’America, da Plutone o da un pianeta ancora più lontano, sul quale fosse lecito scrivere canzoni in italiano. L’eroe che aveva tradotto in musica «Spoon River», allontanandola dalla noia delle antologie scolastiche lo conoscevo già. Ora a distanza di anni, durante la scrittura di «Anime salve» mi piaceva di più passare quei lunghi pomeriggi piemontesi con un Fabrizio quieto e sorridente, accovacciato a terra davanti a un apparecchio radio degli anni sessanta, in attesa dei risultati delle partite di calcio, la domenica pomeriggio.

«Il Genoa, il Genoa, cos’ha fatto il Genoa»? Ma la sua squadra del cuore non brillava granché in quel periodo. Forse questo decennale e la grande mostra che si inaugura a Genova non faranno di Fabrizio De André un immobile monumento. Forse a Genova la marea di gente che gli vuole bene potrà servirsi da sé a piene mani e ubriacarsi di dati, ricordi e racconti digitali. In mezzo a tutte quelle immagini io dico che dovrà essere come un prolungato abbraccio festoso. Senza più ombra di rimpianto. Anche per via di quella gioia che infonde, soprattutto nei ragazzi, il poter rovistare navigando nella tecnologia. E la tecnologia risponde nell’unico modo che sa: raccontando perfettamente il passato, ma con la voce del futuro.

di IVANO FOSSATI
27 dicembre 2008

11 novembre 2008

Buonasera Chicago!

“Buonasera Chicago!
Se c’è ancora qualcuno là fuori che dubita del fatto che l’America sia il posto dove tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri Padri sia vivo oggi, che ancora si interroga sul potere della nostra democrazia, stasera ecco la risposta. E’ la risposta data da giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, gay, etero, disabili e non disabili...”


Barack Obama
Barack Obama
Ora l’ipocrisia si spreca. Tutti rivendicano a sé il cambiamento, come se questo potesse avvenire a prescindere dai contenuti dei quali Barack Obama è portatore. Ma questo ci racconta della disonestà intellettuale di quanti in questi anni non hanno fatto altro che rincorrere i neoconservatori americani nelle tragiche avventure militari all’insegna dello “scontro di civiltà”, nell’unilateralismo che ha fatto a pezzi il diritto internazionale, nella religione del mercato che ha portato al delirio di una finanza internazionale diventata un grande casinò nel quale si scommette anche sull’andamento del prezzo del grano (ovvero sulle carestie) e che ha trascinato l’economia mondiale su una china rovinosa, nell’odiosa affermazione che il proprio sistema di vita non è negoziabile con l’esito di andarsi a prendere le risorse dove ci sono usando ogni mezzo ed ignorando che questo pianeta ha già superato da tempo il limite della sostenibilità.

Il 5 novembre il mondo si è svegliato diverso. Forse non ancora nel concreto della vita di milioni di persone alle prese con la sopravvivenza, forse non ancora per chi ha vissuto l’inizio di questo nuovo secolo fra scenari di guerra e cumuli di immondizie, forse non ancora per chi si è ritrovato senza i risparmi di una vita per effetto di una bolla finanziaria che prima o poi era destinata a scoppiare… Ma non v’è dubbio che dagli Stati Uniti oggi ci arriva un messaggio diverso, di cambiamento, ed il cambiamento non è solo nell’avvicendamento di un presidente, è in ciò che Obama rappresenta e nelle idee che hanno fatto da sfondo alla sua lunga campagna elettorale e che oggi, con il loro affermarsi, aprono una nuova speranza globale.

Il fatto che gli Stati Uniti abbiano eletto per la prima volta un presidente afroamericano è in sé un messaggio a tutto il pianeta. Quando in Europa ritornano i fantasmi del razzismo e si sdoganano gruppi di destra che parlano di Hitler e Mussolini come grandi statisti, l’elezione di un uomo il cui nonno era un pastore keniota, non può che infonderci speranza.

Ma il cambiamento rappresentato dalla elezione di Barack Obama è forse ancora più significativo sul piano dei contenuti che segnano la fine di un’era e dell’incubo che ha portato con sé, quello della “guerra infinita”. Di quella logica che ha riempito il mondo di inquietudine e di paura, di inclusione ed esclusione, nella quale il nemico era ed è quello che ci insidia più da vicino, che ha portato la gente a vivere con le unghie fuori, sostituendo l’aggressività al sorriso, considerando l’altro e la sua diversa identità in sottrazione piuttosto che in ascolto.

Un incubo dal quale l’Europa non sa ancora risvegliarsi. E così, di fronte ad un mondo sempre più interdipendente, le paure diventano rancore, e il rancore progetto politico.

Anziché cavalcare quelle paure, tanto i fantasmi agitati strumentalmente da qualcuno per fini elettorali quanto l’inquietudine verso un futuro che appare incerto, la lezione che ci viene dagli Stati Uniti d’America ci indica un’altra strada, diversa da quella dell’illusorio chiuderci in una fortezza a difesa di quel che abbiamo, ma all’incontrario della necessità di aprirci avendo il coraggio di affrontare le questioni che oggi si pongono in ogni parte del pianeta che riguardano il futuro di tutti noi, a partire dalla semplice constatazione che siamo parte – per usare la bella espressione di Edgar Morin – di una comunità di destino terrestre.

Sono due visioni, a cui corrispondono due risposte diverse. Altro che tutti uguali.

Michele Nardelli
(fonte www.unimondo.org)

11 novembre 2008

Omaggio di Saviano a Miriam Makeba


Cosa è il blues?, si chiede lo scrittore afroamericano Ralph Ellison. Il blues è quello che i neri hanno al posto della libertà. Dopo aver saputo della morte di Miriam Makeba, mi è subito venuta in mente questa frase. Mama Africa è stata ciò che per molti anni i sudafricani hanno avuto al posto della libertà: è stata la loro voce. Nel 1963 ha portato la propria testimonianza al comitato contro l'apartheid delle Nazioni Unite. Come risposta il governo sudafricano ha messo al bando i suoi dischi e ha condannato Miriam all'esilio. Trent'anni d'esilio.
Da quel momento la sua biografia si è fatta testimonianza di impegno politico e sociale, una vita itinerante, come la sua musica vietata.
Nelle perquisizioni ai militanti del partito di Nelson Mandela vengono sequestrati i suoi dischi, considerati "prova" della loro attività sovversiva. Bastava possedere la sua voce per essere fermati dalla polizia bianca sudafricana. Ma la potenza delle sue note le conferisce cittadinanza universale fa divenire il sudafrica terra di tutti. E soprattutto l'inferno dell'apartheid un inferno che riguarda tutti. Negli anni Sessanta, approdata negli Stati Uniti, Miriam Makeba si innamora di Stokley Carmichael, leader delle Pantere Nere e i discografici in America le cancellano i contratti, perché Mama Africa non combatte con i mezzi della militanza politica ma con la voce. E questo fa paura. Lei arriva alla gente attraverso la sua musica, attraverso successi mondiali come Pata Pata che tutti ballano, che piacciono a tutti, con una forza dirompente e vitale che il governo dell'apartheid come i razzisti di tutto il mondo non sanno come arginare o combattere.

Così, a 76 anni, è venuta a cantare persino in un posto che sembra dimenticato da dio, dove persone solerti hanno organizzato un concerto per portare un po' di dignità a una terra in ginocchio. E l'altra sera mi hanno chiamato di notte. Checco che aveva seguito l'organizzazione del concerto, mi ha detto che Miriam Makeba non si sentiva bene, "ma la signora vuole cantare lo stesso, vuole il tuo libro nell'edizione americana nel camerino, Robbè, è tosta!". Quando mi avevano detto che Miriam Makeba aveva accettato di cantare a Castel Volturno nel concerto in mia vicinanza che chiudeva gli "Stati generali della scuola del Sud", al primo momento stentavo a crederci. Invece lei che per anni aveva lottato e aveva viaggiato cantando per tutta l'Africa e il resto del mondo, voleva venire anche in questo angolo sperduto dove quasi due mesi prima c'era stata una strage di sette africani. Ché per lei erano africani, non ghanesi, ivoriani o del Togo.
In questa idea panafricana che fu di Lumumba e che mai come oggi sembra per sempre purtroppo sepolta. Mama Africa si è esibita a pochi metri da dove hanno ammazzato l'imprenditore Domenico Novello, un morto innocente, nativo di queste terre, che invece è morto solo, senza partecipazione collettiva, rivolta, fratellanza. La morte di Miriam Makeba, venuta a portarmi la sua solidarietà e testimoniarla alla comunità africana ed italiana che resiste al potere dei clan, è stato per me un enorme dolore. Enorme come lo stupore con cui ho accolto la dimostrazione di passione e forza di una terra lontana come quella sudafricana che già nei mesi passati mi aveva espresso la sua vicinanza attraverso l'arcivescovo Desmond Tutu. Invece, grazie alla loro storia, persone come Tutu o come Miriam Makeba sanno meglio di altri che è attraverso gli sguardi del mondo che è possibile risolvere le contraddizioni, attraverso l'attenzione e l'adesione, il sentirsi chiamati in causa anche per accadimenti molto lontani. E non con l'isolamento, con la noncuranza, con l'ignoranza reciproca.
Il Sudafrica vive una pressione dei cartelli criminali enorme, ma i suoi intellettuali e artisti continuano ad essere attenti, vitali e combattivi. Desmond Tutu stesso definì il Sudafrica "rainbow nation", nazione arcobaleno, lanciando il sogno di una terra molto più varia e ricca e colorata di un semplice ribaltamento di potere fra il bianco e il nero. Miriam Makeba era e rimane la voce di quel sogno. Se c'è un conforto nella sua tragedia si può dire che non è morta lontano. Ma è morta vicina, vicina alla sua gente, tra gli africani della diaspora arrivati qui a migliaia e che hanno reso propri questi luoghi, lavorandoci, vivendoci, dormendo insieme, sopravvivendo nelle case abbandonate nel Villaggio Coppola, costruendoci dentro una loro realtà che viene chiamata Soweto d'Italia. È morta mentre cercava di abbattere un'altra township col mero suono potente della sua voce. Miriam Makeba è morta in Africa. Non l'Africa geografica ma quella trasportata qui dalla sua gente, che si è mescolata a questa terra a cui pochi mesi fa ha insegnato la rabbia della dignità. E, spero pure, la rabbia della fratellanza.
(Copyright 2008 by Roberto Saviano Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency)

7 novembre 2008

Pericoloso

Lascio all'articolo di G.A. Stella la mia indignazione...

Dai «cinesi bolliti» alle corna
Le battute di Silvio l'Incompreso

La gag su Rasmussen, Veronica e Cacciari. I finlandesi indignati per la leader «sedotta»

Convinto che grazie a lui l'Italia sia «il Paese più simpatico del mondo», Silvio Berlusconi si è lanciato ieri in una delle battute che lo fanno ridere assai. E nella scia dell'astuta diplomazia internazionale di due ministri come Umberto Bossi e Roberto Calderoli che da anni chiamano i neri «bingo bongo», ha ieri salutato Barack Obama come uno «che è anche bello, giovane e abbronzato».

Come prenderà la cosa il prossimo presidente americano, al quale il nostro premier si era già offerto di «dare consigli» come usavano i barbieri col «ragazzo spazzola» non si sa. È da quando era piccolo che come tutti i neri sente spiritosaggini del genere: «cioccolato», «carboncino», «palla di neve»... Non ci avesse fatto il callo non sarebbe arrivato alla Casa Bianca. Certo, se il Cavaliere voleva «sdrammatizzare» il primo commento del «suo» capogruppo al Senato Maurizio Gasparri dopo l’elezione («Al Qaeda sarà contenta») non poteva scegliere parole più eccentriche. Fatti i conti col contesto internazionale, è probabile che Obama farà spallucce: boh, stupidaggini all’italiana. Da prendere così, come le barzellette da rappresentanti di aspirapolvere sui lager, i malati di Aids, i froci... L’importante è non prendere sul serio chi le racconta. Esattamente quello che hanno fatto, in questi anni, molti dei protagonisti della scena mondiale. Spesso spiazzati dalle sortite di un uomo che secondo Giuliano Ferrara è «un’opera pop».

Nessuno è mai stato stato così contento di se stesso e così spesso «incompreso» sulla scena mondiale. Basti ricordare quando disse al parlamento europeo che avrebbe proposto a un amico che girava un film sui lager nazisti di dare al socialista Martin Schulz la parte del kapò. Gelo in aula. Interrotto dopo lo stupore da urla d’indignazione. E lui: «Era solo una battuta per cui è scoppiato a ridere l’intero Parlamento. Un’osservazione di venti secondi poiché volevo allentare l’atmosfera... La vicenda è stata enormemente gonfiata dalla sinistra». In realtà, spiegò, «in Italia tengono banco da decenni storielle sull’Olocausto. Gli italiani sanno scherzare sulle tragedie per superarle...». E a quel punto si incazzarono ancora di più gli ebrei. Che difficile, farsi capire... Non lo capirono i ministri degli Esteri europei quando a una riunione a Caceres fece le corna a un collega durante la foto ufficiale: «Volevo far ridere un simpatico gruppo di giovani boy-scout». Non lo capirono i giornalisti russi il giorno che, già ustionati dal numero di cronisti assassinati a Mosca, restarono basiti per il modo in cui reagì alla domanda di una giovane reporter che aveva osato chiedere a Putin se avesse una relazione con una gentile signorina: fece finta di imbracciare un mitra e di dare una sventagliata. Non lo capì il danese Rasmussen quando spiegò che «è anche il primo ministro più bello d’Europa... Penso di presentarlo a mia moglie, perché è molto più bello di Cacciari... Secondo quello che si dice in giro... Povera donna».

E poi non lo capì il giornalista del Times: «Nel bel mezzo del discorso di Chirac in Canada, Berlusconi si è alzato e ha cominciato a distribuire orologi agli altri leader, con un delizioso sprezzo politico». Non lo capirono i palestinesi quando ammiccò: «Arafat mi ha chiesto di dargli una tivù per la striscia di Gaza, gli manderò "Striscia la notizia"». E non lo capì il cronista del giornale russo Kommersant durante la visita di Berlusconi e Putin allo stabilimento Merloni di Lipetsk: «Il premier italiano era particolarmente attivo ed era chiaro che aveva un obiettivo: non sarebbe stato contento se non fosse riuscito ad avvicinarsi ad un gruppo di operaie. Poi rivolto a Putin: "Voglio baciare la lavoratrice più brava e più bella". Aveva già individuato la sua vittima. Si è avvicinato a una donna grande come la Sardegna e con tutto il corpo ha fatto il gesto tipico dei teppisti negli androni bui dei cortili, quando importunano una ragazza che rincasa. Lei s’è scansata ma il signor Berlusconi in passato deve aver fatto esperienza con donne anche più rapide di questa: con due salti ha raggiunto la ragazza e ha iniziato spudoratamente a baciarla in faccia».

Che male c’è? È estroso. Macché: non lo capiscono. Come quella volta che spiegò: «Mi accusano di aver detto che i comunisti mangiano i bambini: leggetevi il libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi». Non l’avesse mai fatto! Immediato comunicato del ministero degli Esteri cinese: «Siamo contrariati da queste affermazioni infondate. Le parole e le azioni dei leader italiani dovrebbero favorire la stabilità e lo sviluppo di relazioni amichevoli tra la Cina e l’Italia». Uffa, era una battuta... Sul cibo, poi... «Rimpasto? No, grazie, non mi occupo di paste alimentari... Poi, dopo la visita in Arabia Saudita, mangio solo riso in bianco...». E si indispettirono i sauditi. Uffa, che permalosi... Il massimo lo diede sulla sede dell’agenzia alimentare europea che rischiava di finire a Helsinki: «Parma sì che è sinonimo di buona cucina, mentre i finlandesi non sanno nemmeno cos’è il prosciutto. Come si può pensare di collocare questa agenzia in un Paese che forse va molto fiero della renna marinata o del pesce baltico con polenta? Per portare l’Agenzia a Parma ho rispolverato le mie doti di playboy con la presidente finlandese Tarja Halonen». Ed ecco l’incidente diplomatico. Con tanto di protesta ufficiale e convocazione dell’ambasciatore italiano: come si permetteva? Immediata rappresaglia delle associazioni dei produttori finlandesi: «Non compreremo più vini e oli italiani». E lui: «Ho fatto solo una battuta di galanteria. C’è una mancanza di sense of humour...». In fondo si tratta di strategia internazionale. «Cazzeggio strategy», diciamo. Mica le capisce, certe reazioni. Lui, quando a un vertice è saltata fuori la storia che è bassotto mica se l’è presa. Si è tolto una scarpa, l’ha messa sul tavolo e l’ha mostrata a tutti: «Visto? Non ce li ho i tacchi alti. È che mi dipingono così».

Gian Antonio Stella

2 novembre 2008

Torniamo tutti a studiare


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17 settembre 2008

That's America - Utah contro scorie Sogin

 Oak Ridge, 15 settembre – Anche la popolazione dello Utah non vuole le nostre scorie radioattive. Il piano per lo smaltimento e il deposito di 20.000 tonnellate di rifiuti a basso livello di radioattività proveniente dall’Italia sta incontrando forti resistenze da parte della popolazione locale. Dietro l’operazione c’è un’azienda, la EnergySolution, che insieme all’italiana Sogin si occupa proprio di questo settore con regolare permesso di smaltimento dello U.S. Nuclear Regulatory Commission. Il carico con le scorie dovrebbe giungere via mare a Charleston o New Orleans per poi essere “processato” a Bear Creek.
L’Ispo ha presentato in Italia un sondaggio dal quale emerge che gli italiani sono ancora contrari all’atomo, ma il risultato del sondaggio è stato piegato ai bisogni della politica nuclearista del Governo per far apparire un consenso che non c’è: “Il 62% degli italiani è favorevole all'energia nucleare. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Ispo per Confesercenti da cui risulta che il 47% degli intervistati è disponibile anche a produrre energia nucleare sul territorio italiano”. Traduciamo: il 47% degli italiani è disponibile a un piano atomico italiano e il 53% no, ma c’è una quota di contrari che ammettono il nucleare all’estero. Tant’è che il 50% considera la riduzione dei consumi il tema prioritario da affrontare nell'immediato e il restante 46%, pur non considerandola prioritaria, la ritiene una questione importante per il Paese.

1 settembre 2008

è come l'era imperiale...

 
Predatori del mondo,
adesso che mancano terre alla vostra sete di devastazione,
frugate anche il mare.

Avidi se il nemico è ricco,
arroganti se è povero.

Gente che nè l'oriente nè l'occidente possono saziare.
Solo voi bramate possedere con pari smania
ricchezza e miseria.

Rubano, massacrano, rapinano
e con falso nome lo chiamano impero.

Infine dove fanno il deserto,
lo chiamano "pace".

Voi credete che i romani abbiano in guerra
un valore pari all'arroganza che assumono in tempo di pace?

Paura e terrore sono vincoli d'affetto deboli;
una volta venuti meno,
chi cesserà di tremare proverà odio.

(De Vita Agricolae - Tacito)

18 luglio 2008

futuro nucleare

Francia: nuova fuga radioattiva
Acque contaminate da elementi radioattivi sono fuoruscite da una centrale nucleare a Romans-sur-Isere

PARIGI (FRANCIA) - Ancora un incidente in Francia, sembra non grave, dopo quello di dieci giorni fa a Tricastin.

La centrale nucleare di Tricastin (Ansa)
La centrale nucleare di Tricastin (Ansa)

Fuoriuscite di acque contaminate da elementi radioattivi, «senza impatto sull'ambiente», sono state registrate in un impianto della Areva a Romans-sur-Isere, nel dipartimento della Drome, nel sud-est della Francia. Lo ha reso noto stamane l'Autorithy francese per la sicurezza nucleare. L'incidente arriva a 5 giorni dalla clamorosa protesta di Greenpeace a Parigi.

L'INCIDENTE - La fuoruscita delle acque contaminate è stata causata da una rottura nel sistema di canalizzazione. Si tratta del secondo episodio di questo genere in due settimane, dopo quello avvenuto la notte tra il 7 e l'8 luglio nella centrale di Tricastin, sempre nella Francia meridionale, gestita da due società filiali del gruppo Areva. Per questo primo episodio, Areva ha ammesso, dopo un'inchiesta interna, che all'origine dell'incidente c'è stata «mancanza di coordinamento» tra chi gestiva i lavori di sistemazione in corso nell'impianto e i responsabili delle attività di sfruttamento.

23 maggio 2008

Capaci (PA) - 23 maggio 1992

21 febbraio 2008

Come cambia le cose la luce della luna

 Come cambia le cose
la luce della luna
come cambia i colori qui
la luce della luna
come ci rende solitari e ci tocca
come ci impastano la bocca




26 dicembre 2007

Buon Natale Bloggers

Cari Bloggers, cari amici, cari visitatori virtuali,
A voi che non vi stancate di cercare la verità,
che sapete lottare per un mondo migliore
che sapete ancora indignarVi,
che mescolate la lotta alla contemplazione,
che riuscite a trovare la forza di andare avanti in mezzo a tanta melma,

Buon Natale di cuore
Emilio
lottaecontemplazione


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19 luglio 2007

Tempo per noi...


Quest'anno...dopo elezioni, operazioni chirurgiche, lavoro duro...
ci vuole un anticipo di vacanze...
ci vediamo il 29 luglio!


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11 giugno 2007

Riprendiamo la strada

Ciao amici bloggers
Dopo questa lunga esperienza elettorale...che mi ha visto prendere 270 voti (dato ufficioso) a Latina (dove i DS sono scesi all'8% dall'11,6% ma siamo arrivati dopo 15 anni al ballottaggio), benchè avevo pensato che andasse meglio sono comunque soddisfatto e per questo risultato ringrazio i tanti elettori che mi hanno dato fiducia, riprendiamo la strada...si perchè come dice il titolo di un libro molto bello...CAMMINANDO S'APRE CAMMINO... e quindi non mi tiro indietro si continua a lottare e a contemplare.
Sono preso da molte cose, starmi dietro non è facile... ma CI SONO...veleggio forte per sfide impossibili (come quella tra Luna Rossa e Alinghi!!!!!) ...e ci vediamo ancora...

19 aprile 2007

...scorre e lascia il segno...




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30 marzo 2007

One

 

One - U2
da Achtung Baby (1991)
 

 

Is it getting better?
Or do you feel the same?
Will it make it easier on you now?
You got someone to blame
You say

One love
One life
When it's one need
In the night
One love
We get to share it
Leaves you baby if you
Don't care for it

Did I disappoint you?
Or leave a bad taste in your mouth?
You act like you never had love
And you want me to go without
Well it's

Too late
Tonight
To drag the past out into the light
We're one, but we're not the same
We get to
Carry each other
Carry each other
One

Have you come here for forgiveness?
Have you come to raise the dead?
Have you come here to play Jesus?
To the lepers in your head

Did I ask too much?
More than a lot.
You gave me nothing,
Now it's all I got
We're one
But we're not the same
Well we
Hurt each other
Then we do it again
You say
Love is a temple
Love a higher law
Love is a temple
Love the higher law
You ask me to enter
But then you make me crawl
And I can't be holding on
To what you got
When all you got is hurt

One love
One blood
One life
You got to do what you should
One life
With each other
Sisters
Brothers
One life
But we're not the same
We get to
Carry each other
Carry each other
One
One


 

Testo della canzone (traduzione italiana)

 

Uno

 Ti senti meglio
o non sei migliorata
diventerà più facile per te
ora che hai qualcuno da biasimare

Tu dici
un amore
una vita
quando è solo un bisogno
nella notte
é un amore
che dobbiamo condividere
che ti lascia
se tu non te ne preoccupi

Ti ho deluso?
o ti è rimasto l'amaro in bocca?
ti comporti come se non fossi mai stata amata
e vuoi che io ne faccia a meno
bene, è troppo tardi
questa notte
per tirare in ballo il passato
per portarlo alla luce
noi siamo uno
ma non siamo gli stessi
dobbiamo sostenerci a vicenda

Sei venuta a chiedere perdono?
sei venuta a riportare in vita ciò che è morto?
sei venuta qui per comportarti come Gesù?
verso i lebbrosi che pensi di avere nella tua testa?

Chiedo troppo?
più di quanto sia dovuto?
tu mi hai dato niente
ed ora è tutto ciò che ho
noi siamo uno
ma non siamo gli stessi
ci feriamo a vicenda
e poi lo rifacciamo ancora

Tu dici
l'amore è un tempio
l'amore è la più nobile delle leggi
mi hai chiesto di avvicinarmi
ma poi mi hai fatto strisciare
ed io non posso continuare a sopportare
il modo in cui ti comporti
se l'unico modo che conosci è ferire

Un amore
un solo sangue
una vita
devi fare ciò che devi
una vita
insieme
sorelle
fratelli...

 




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3 febbraio 2007

Un assenza (in)giustificata

Ciao a tutti, bloggers, ricercatori della verità, semplici compagni virtuali, amanti delle idee sensa senso o di quelle originali che vogliono cambiare il mondo in meglio...

Ci sono. Purtroppo sono stato (e sarò) abbastanza impegnato con molte cose... soprattutto nel trasloco nella nuova casa che dovrebbe essere a fine febbraio!!! Fate il tifo per me...
Inoltre si avvicinano le elezioni amministrative...e non aggiungo altro...
a presto




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agosto